100 anni fa il Decreto su san Donato patrono della parrocchia

I compatroni san Donato e Beata Vergine delle Grazie (lunetta Duomo)I santi con il nome di Donato sono una dozzina nel martirologio romano.
Proprio un secolo fa, con decreto emanato il 16 maggio 1916, il beato vescovo di Treviso mons. A. G. Longhin stabilì essere il san Donato vescovo martire di Arezzo (IV secolo) il compatrono – assieme alla Beata Vergine delle Grazie - della Parrocchia del Duomo.
Il territorio di San Donà di Piave poteva contare su una sua identità propria almeno dall’VIII secolo d.C., quando era già vivo il culto a san Donato martire, che qualche studioso indicava però essere il vescovo dell’Epiro, cui è dedicata (assieme a Maria Santissima) la basilica minore di Murano.
In mancanza di una documentazione sicura cui fare riferimento per il patrono della parrocchia, ci fu una vera e propria disputa sull’identità di san Donato: di Arezzo o di Evorea nell’Epiro?
Ripercorriamo la storia della centenaria decisione vescovile, che risolse definitivamente la controversia.


L’origine della disputa sull’identità del Santo

La devozione a san Donato nel nostro territorio ha origini molto antiche. Per quanto riguarda l’identità del Santo, ricerche storiche indirizzarono verso i due vescovi rispettivamente di Arezzo e di Evorea nell’Epiro, attuale Grecia.

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Festa di San Tiziano, vescovo di Oderzo, originario di Cittanova

San Tiziano, vetrata del DuomoIl 16 gennaio è la festa liturgica del vescovo San Tiziano, patrono della Diocesi di Vittorio Veneto (Ceneda, fino al 1939), di cui fa parte una porzione del territorio di San Donà: le frazioni di Grassaga e Fossà.

Secondo un’antica tradizione, San Tiziano nacque verso il 555 nell’isola di Melidissa, chiamata Eraclea dopo che l’imperatore d’Oriente Eraclio (610 – 641) vi fece costruire una piccola città.
Quella che sarebbe poi divenuta “Cittanova” si estendeva tra gli attuali territori comunali di San Donà, Eraclea, Torre di Mosto.

Suo successore fu l’altinate San Magno, le cui reliquie riposano ora nella Parrocchiale di Eraclea, dedicata a Santa Maria Concetta.

Proprio il 16 gennaio 2016, festa di San Tiziano

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La Festa della Madonna del Rosario

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La vetrata della La celebrazione della Beata Maria Vergine del Rosario fu istituita da san Pio V nell'anniversario della vittoria navale dei cristiani a Lepanto e attribuita all'aiuto della santa Madre di Dio invocata con la recita del rosario nel 1571.

Abbiamo notizia che la pur piccola e modesta chiesa parrocchiale di San Donà esistente nel 1601 aveva l'altare del Rosario.

Fu quello il secolo in cui questa preghiera devozionale ebbe diffusione grazie alle Confraternite del Santo Rosario, una delle quali era presente a San Donà alla fine del XVIII secolo.

Tra le opere artistiche presenti nell'antica chiesa parrocchiale vi era anche una tela del XV sec. raffigurante la Madonna del Rosario, che il popolo considerava come quadro della Madonna delle Grazie.
Tale dipinto oggetto di culto era ancora presente nella chiesa fatta costruire per volontà di mons. Rizzi nel 1837-1841, decorato con numerosi ex voto; rimase poi distrutto nell'anno di guerra 1917-18.
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La Festa di Maria Ausiliatrice… e l’anniversario di mons. Saretta

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La statua di Maria Ausiliatrice con il Bambino Gesù in DuomoL'invocazione "Maria Ausiliatrice dei Cristiani" fu voluta dal Papa domenicano Pio V in seguito alla vittoria di Lepanto sui Turchi (1571), mentre la Festa di Maria Ausiliatrice fu istituita ufficialmente il 24 maggio da Papa Pio VII nell'anno 1815.
Ed è quello "curiosamente", proprio l'anno di nascita di San Giovanni Bosco, grande devoto dell'Ausiliatrice, come ricordato simbolicamente da una vetrata del Duomo di San Donà: vi è raffigurato Don Bosco tra i suoi ragazzi, con le rose di un suo celeberrimo sogno e... in alto Maria Ausiliatrice.
La vetrata del 1939 si trova al lato dell'altare della Madonna, rappresentata assieme al Bambino Gesù con la statua lignea regalata dal dott. Pietro Perin a mons. Saretta nel 1918.Ebbene, proprio 50 anni fa, il 24 di maggio 1964, l'Arciprete pastore di San Donà per 46 anni (1915-1961) fu per l'ultima volta nell'amato Oratorio in occasione della tradizionale processione mariana nel cortile.
Le cronache riportano che attendendo l'arrivo della statua sotto il porticato parlò della Vergine Maria "come poche volte aveva fatto". Così mons. Dal Bo ricordò ai funerali di Saretta quell'avvenimento:
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La Festa della Madonna del Rosario, la fiera di San Donà

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Fiera del RosarioVetrata della Madonna del Rosario, DuomoIl prossimo anno saranno trascorsi due secoli da quando la tradizionale "Fiera del Rosario" di San Donà fu ufficialmente spostata al lunedì successivo alla Festa della Madonna del Rosario. Così infatti veniva riportato in un manifesto del 4 settembre 1814 firmato dal podestà Augustini: "La Fiera che annualmente ricorre in questa Comune il giorno della Madonna del Santissimo Rosario, che è la prima Domenica del mese di ottobre, viene trasferita al Lunedì susseguente, e durerà per tre giorni..."
In quegli inizi del XIX secolo la festa patronale dell'unica parrocchia di San Donà si celebrava ancora al 15 di agosto, giorno dell'Assunta o della Beata Vergine delle Grazie. Infatti, l'attuale festa votiva del 24 settembre fu sancita solo a partire dal 1855, in seguito all'intercessione di Maria per liberare la popolazione dal morbo del colera.
A San Donà è rimasto festivo il giorno civilmente dedicato alla tradizionale Fiera regionale, ossia il lunedì successivo alla prima domenica di ottobre, che può anche cadere prima della Festa liturgica. Quest'anno 2013 il 7 ottobre, Festa della Madonna del Rosario, cade proprio di lunedì.
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San Francesco d’Assisi

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Vetrata di San Francesco e Santa CaterinaNella Festa di San Francesco, Papa Bergoglio visita per la prima volta Assisi.
Francesco nacque ad Assisi nel 1181. Suo padre era il commerciante di tessuti Pietro Bernardone. Da ragazzo, allegro e malinconico, si abbandonava volentieri a sogni cavallereschi. Partecipò anche alla guerra tra Assisi e Perugia, che gli costò un anno di prigionia pieno di ripensamenti.
La luce gli venne da un ardente incontro con Cristo. Dapprima Francesco lo "riconobbe" quando riuscì a superare l'orrore che provava per i lebbrosi, al punto da abbracciarne e baciarne uno per amore Suo. In seguito, ne udì la voce mentre pregava nella chiesetta diroccata di San Damiano: "Francesco, ricostruisci la mia casa".
Si mise così a ricostruire quella chiesetta semidistrutta, vendendo anche della merce presa alla bottega del padre. Quando costui pretese la restituzione delle sue stoffe, Francesco si spogliò di tutto, anche dei suoi abiti, lieto di poter finalmente riconoscere Dio come unico Padre. Comprese che gli chiedeva di lavorare alla costruzione della Sua Chiesa, sofferente per le troppe ricchezze e per la mancata evangelizzazione degli umili.
Francesco sposò "Madonna povertà" e divenne un mendicante che, nel suo pellegrinare, annunciava il Vangelo prendendolo alla lettera. Fu presto attorniato da uno stuolo di discepoli e di sorelle spirituali, prima tra tutte Chiara.
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Sant’Antonio di Padova (1195, Lisbona-1231, Padova)

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La vetrata del miracolo di Sant'Antonio e in basso il ritratto di p. Sergio SorgonSi chiamava Fernando ed era nato a Lisbona (Portogallo) nel 1195, da nobile famiglia. Giovanissimo era entrato tra i canonici regolari di sant'Agostino di Coimbra ed acquisì una notevole cultura in campo biblico, teologico, filosofico e scientifico. Ordinato sacerdote, tutti ponevano in lui le più belle speranze.
Fernando rimase profondamente scosso assistendo ai funerali di cinque umili Frati Minori, inviati in Marocco da Francesco, che erano stati uccisi dai maomettani. Decise allora di prendere il loro posto. Entrato nell'Ordine Francescano, prese il nome di Antonio e partì missionario per le coste africane.
Una violenta bufera lo costrinse invece ad approdare in Sicilia da dove, dopo aver predicato alcuni mesi, decise di raggiungere Francesco ad Assisi.
Lì, partecipò silenziosamente al capitolo generale e si affidò al provinciale francescano dell'Emilia Romagna, che lo portò con sé. Dapprima visse in un eremo nei pressi di Forlì, impegnato in cucina, finché fu invitato a predicare durante un'ordinazione sacerdotale, non avendo trovato nessun altro.
Scoperte così le grandi doti di scienza e di oratoria possedute da Antonio, i confratelli lo costrinsero a predicare nei principali centri del tempo. Iniziò allora a pellegrinare a piedi, per l'Europa e l'Italia, a predicare. Fu così il primo dei francescani ad insegnare teologia ai confratelli.
Si stabilì a Padova nel 1227 e vi morì nel 1231: è compatrono della città assieme ai santi Prosdocimo, Giustina e Daniele.

È tra i Santi più popolari e maggiormente presente - assieme alla Vergine Maria - nei capitelli (dove viene raffigurato con il Bambino Gesù in braccio) del nostro territorio, nonchè il protagonista di due vetrate del Duomo di San Donà.

La vetrata destra dell'Altare di Sant'Antonio
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Santa Caterina da Siena nelle vetrate del Duomo

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Vetrata di san Francesco e santa CaterinaCaterina nacque a Siena nel 1347, venticinquesima figlia di Lapa e Jacopo Benincasa, tintore senese. Vetrata santa Caterina, particolare
Nell'infanzia ebbe la visione di Cristo sorridente, dal cui cuore usciva un raggio luminoso che feriva l'anima della bambina, tanto che ella desiderò "fidanzarsi" col suo Gesù già a sette anni. Dopo molte sofferenze, riuscì a vestire l'abito delle Terziarie Domenicane, le Mantellate. Si dedicò alle opere di misericordia negli ospedali e nei lebbrosari, vivendo di preghiera, digiuni e penitenze.
Attorno a lei si raccolse una compagnia di seguaci ed ammiratori (nobili e popolani, preti e religiosi), che la riconoscevano come madre spirituale. Si riunivano per ricercare assieme la perfezione e per riflettere sui drammi che sconvolgevano la Chiesa del tempo, ma anche per dedicarsi allo studio della Commedia di Dante e dei trattati teologici di San Tommaso.
Caterina cominciò ad inviare lettere ai prelati, magistrati, regnanti ed al popolo, per esortare la pacificazione e la riforma dei costumi. Scrisse anche al Papa, da lei chiamato "dolce Cristo in terra", senza tuttavia rinunciare a rivolgergli i più duri rimproveri (erano i tempi della "cattività avignonese"), convincendo Gregorio XI a ritornare a Roma. In seguito allo scisma che lacerò la Chiesa d'Occidente, Caterina s'impegnò per la difesa ed il riconoscimento del vero Papa.
Morì a 33 anni. Disse: "L'unica causa della mia morte è il mio ardente amore per la Chiesa, che mi consuma". Negli ultimi tempi sembrava che non si nutrisse d'altro che d'Eucarestia.
Nel 1939 fu dichiarata patrona d'Italia da Pio XII e nel 1999 patrona d'Europa da Giovanni Paolo II.

La vetrata del Duomo

Ad un anno dalla proclamazione di Caterina quale patrona d'Italia, fu installata nel Duomo la vetrata che la ritrae assieme a San Francesco.
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La vetrata del duomo: Cristo è risorto!

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Vetrata: Cristo risorto"Le disse Gesù: Donna perché piangi? Chi cerchi? Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai portato e io andrò a prenderlo. Gesù le disse: Maria! Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: Rabbuni!, che significa: Maestro!" (Gv. 20, 15-16)

"La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi." (Gv. 20, 19-21)

Cinquanta giorni dopo la Pasqua, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, Pietro, rivolgendosi alla folla a Gerusalemme, proferì queste parole: "Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete - dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso.

Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Questo Gesù Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni" (At. 2, 22-24; 32).

La vetrata del Duomo

La vetrata del Duomo raffigurante il Cristo risorto è in posizione centrale nella cappella del Sacro Cuore. Leggi tutto

La vetrata del Duomo: Gesù nell’Orto degli Ulivi

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Gesù nell'Orto degli Ulivi
Nella prima vetrata della cappella del Santissimo in Duomo è raffigurato Gesù nell'Orto degli Ulivi a Gerusalemme, secondo la descrizione nel Vangelo di Luca:
"Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e inginocchiatosi, pregava: Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà. Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo.

In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza" (Lc. 22, 41-45).
Si sta avvicinando l'ora in cui il Figlio dell'uomo verrà consegnato ai peccatori. Di lì a poche ore, a Gesù che si trova con i suoi nel Getsemani a pregare, spetterà il supplizio degli schiavi, la croce.
 
La sofferenza di Cristo nel Getsemani è aspra e amara, come mai descritta prima nel Vangelo. Lui, che è stato di conforto e sostegno a molti, ora ha bisogno dell'aiuto dei suoi: "La mia anima è triste sino alla morte. Restate qui e vegliate con me". Questo dolore morale porta al limite di sopportazione fisica il suo corpo perfetto.
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La festa del Battesimo di Gesù

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La vetrata del Battesimo di Gesù al Giordano
"In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? Ma Gesù gli disse: Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia" (Mt. 3,13-15).
Il Signore, nel Battesimo di Cristo al Giordano, ha operato segni prodigiosi: dal cielo ha fatto udire la sua voce, perché il mondo credesse che il suo Verbo era in mezzo a noi; con lo Spirito che si posava su di lui come colomba ha consacrato il suo Servo con unzione sacerdotale, profetica e regale, perché gli uomini riconoscessero in lui il Messia, inviato a portare ai poveri il lieto annunzio (tratto dalla Preghiera Eucaristica III, Prefazio del Battesimo del Signore).

La vetrata del Battesimo di Gesù nel Duomo

La vetrata è collocata nel vano finestra del sacello presso l'entrata laterale sinistra del Duomo.
Così scriveva il parroco mons. L. Saretta nel Foglietto Parrocchiale del 17 novembre del 1940: "In questi giorni è stata posta in opera la nuova, l'ultima, vetrata, quella dietro il Battistero (quest'ultimo ora non più lì, ndr). Essa rappresenta il Battesimo di Gesù Cristo, ed è riuscita un vero gioiello, come le altre. Così da tutte le parti l'occhio dei fedeli, che entrano nella nostra chiesa, si riposa sopra una soave armonia di colori e si eleva nella rappresentazione dei misteri e dei Santi più cari alla nostra tradizione religiosa".
Il maestro vetraio ha rappresentato la scena descritta nel Vangelo di San Marco (1, 9-10): "In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba".
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San Prosdocimo, primo Vescovo di Padova, nella vetrata del Duomo

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Vetrata di San Pietro e san Prosdocimo, duomo di San Donà di Piave
San Prosdocimo, il santo festeggiato il 7 novembre è stato il primo vescovo di Padova, di cui è patrono assieme a Sant'Antonio, Santa Giustina e San Daniele.
Lo troviamo raffigurato anche nella vetrata della cappella del Sacro Cuore (dei bambini) nel Duomo di San Donà, rappresentato di spalle mentre riceve da San Pietro il mandato per evangelizzare le popolazioni venete.
Secondo la tradizione, ricevuto l'incarico dallo stesso San Pietro, Prosdocimo avrebbe infatti evangelizzato tutta la Venezia Occidentale.
Per alcuni studiosi, tuttavia, l'epoca di San Prosdocimo è lontana dal momento della diffusione dell'insegnamento di Gesù in questo nostro territorio ed è necessario posticipare la datazione di oltre un secolo per trovare le prime tracce della penetrazione cristiana, molto probabilmente dovuta all'apostolato di viaggiatori o di legionari che percorrevano la Via consolare Annia, attraversante anche il territorio della futura San Donà.
 Per il gran numero di battesimi celebrati, San Prosdocimo viene solitamente rappresentato con una brocca. Sarebbe stato lui a convertire Giustina, morta martire sotto Nerone. Lui, invece, scampò alla persecuzione e morì amato come un padre.
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Festa dei genitori della Madonna

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Gioacchino e AnnaSecondo un'a tradizione cristiana del II secolo i santi genitori della beata Vergine Maria si chiamavano Gioacchino e Anna. In particolare, il culto di Sant'Anna esisteva in oriente già nel VI secolo e si diffuse nel secolo X anche in occidente. Il culto di san Gioacchino è invece più recente.

Gioacchino (che significa «Dio rende forti»), era un pastore e abitava a Gerusalemme, anziano sacerdote era sposato con Anna. I due non avevano figli ed erano una coppia avanti con gli anni. Un giorno mentre Gioacchino era al lavoro nei campi, gli apparve un angelo per annunciargli la nascita di un figlio ed anche Anna ebbe la stessa visione. Chiamarono la loro bambina Maria, che vuol dire «amata da Dio». Gioacchino portò di nuovo al tempio i suoi doni: insieme con la bimba dieci agnelli, dodici vitelli e cento capretti senza macchia. Più tardi Maria fu condotta al tempio per essere educata secondo la legge di Mosè.

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