San Francesco d’Assisi

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Vetrata di San Francesco e Santa CaterinaNella Festa di San Francesco, Papa Bergoglio visita per la prima volta Assisi.
Francesco nacque ad Assisi nel 1181. Suo padre era il commerciante di tessuti Pietro Bernardone. Da ragazzo, allegro e malinconico, si abbandonava volentieri a sogni cavallereschi. Partecipò anche alla guerra tra Assisi e Perugia, che gli costò un anno di prigionia pieno di ripensamenti.
La luce gli venne da un ardente incontro con Cristo. Dapprima Francesco lo "riconobbe" quando riuscì a superare l'orrore che provava per i lebbrosi, al punto da abbracciarne e baciarne uno per amore Suo. In seguito, ne udì la voce mentre pregava nella chiesetta diroccata di San Damiano: "Francesco, ricostruisci la mia casa".
Si mise così a ricostruire quella chiesetta semidistrutta, vendendo anche della merce presa alla bottega del padre. Quando costui pretese la restituzione delle sue stoffe, Francesco si spogliò di tutto, anche dei suoi abiti, lieto di poter finalmente riconoscere Dio come unico Padre. Comprese che gli chiedeva di lavorare alla costruzione della Sua Chiesa, sofferente per le troppe ricchezze e per la mancata evangelizzazione degli umili.
Francesco sposò "Madonna povertà" e divenne un mendicante che, nel suo pellegrinare, annunciava il Vangelo prendendolo alla lettera. Fu presto attorniato da uno stuolo di discepoli e di sorelle spirituali, prima tra tutte Chiara.
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Santa Caterina da Siena nelle vetrate del Duomo

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Vetrata di san Francesco e santa CaterinaCaterina nacque a Siena nel 1347, venticinquesima figlia di Lapa e Jacopo Benincasa, tintore senese. Vetrata santa Caterina, particolare
Nell'infanzia ebbe la visione di Cristo sorridente, dal cui cuore usciva un raggio luminoso che feriva l'anima della bambina, tanto che ella desiderò "fidanzarsi" col suo Gesù già a sette anni. Dopo molte sofferenze, riuscì a vestire l'abito delle Terziarie Domenicane, le Mantellate. Si dedicò alle opere di misericordia negli ospedali e nei lebbrosari, vivendo di preghiera, digiuni e penitenze.
Attorno a lei si raccolse una compagnia di seguaci ed ammiratori (nobili e popolani, preti e religiosi), che la riconoscevano come madre spirituale. Si riunivano per ricercare assieme la perfezione e per riflettere sui drammi che sconvolgevano la Chiesa del tempo, ma anche per dedicarsi allo studio della Commedia di Dante e dei trattati teologici di San Tommaso.
Caterina cominciò ad inviare lettere ai prelati, magistrati, regnanti ed al popolo, per esortare la pacificazione e la riforma dei costumi. Scrisse anche al Papa, da lei chiamato "dolce Cristo in terra", senza tuttavia rinunciare a rivolgergli i più duri rimproveri (erano i tempi della "cattività avignonese"), convincendo Gregorio XI a ritornare a Roma. In seguito allo scisma che lacerò la Chiesa d'Occidente, Caterina s'impegnò per la difesa ed il riconoscimento del vero Papa.
Morì a 33 anni. Disse: "L'unica causa della mia morte è il mio ardente amore per la Chiesa, che mi consuma". Negli ultimi tempi sembrava che non si nutrisse d'altro che d'Eucarestia.
Nel 1939 fu dichiarata patrona d'Italia da Pio XII e nel 1999 patrona d'Europa da Giovanni Paolo II.

La vetrata del Duomo

Ad un anno dalla proclamazione di Caterina quale patrona d'Italia, fu installata nel Duomo la vetrata che la ritrae assieme a San Francesco.
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