Finestra biblica: il Vangelo di Luca
5. Le donne
Continuiamo a rintracciare altri insegnamenti sul rapporto tra fede e carità all’intero dello scritto di Luca. Un posto significativo occupano in questo vangelo le donne. Alcune esercitano un ruolo imprescindibile nella storia della salvezza (Elisabetta, Maria, Anna), altre sono citate perché guarite dalla potenza risanatrice di Gesù (Maria Maddalena) o per la loro opera di carità nei confronti del Maestro e dei Dodici (Giovanna, Susanna e molte altre «li servivano con i loro beni»: 8,3).
In modi più o meno espliciti, talvolta l’evangelista richiama la loro fede. La donna emorroissa ottiene la guarigione grazie alla sua silenziosa ma perseverante fede («Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace»: 8,48). A Nain, invece, Gesù compie un miracolo mosso non dalla fede di qualcuno (si tratta di un miracolo non richiesto: 7,11-17), ma dalla sua compassione alla vista del mesto corteo funebre che accompagna il figlio morto di una madre vedova: «Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: Non piangere!» (7,13) e al figlio: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Gesù decifra il dolore profondo, incapace di tradursi in parola o in un atto di fede. Egli soccorre la fede delle persone e manifesta fiducia negli uomini e nelle donne, a tal punto da ammettere Marta e Maria all’ascolto della sua Parola, cosa impensabile per la cultura del tempo che riservava i discorsi dei Rabbi a un uditorio maschile.
L’intreccio tra fede e amore è particolarmente ricco nell’incontro di Gesù con una donna peccatrice, di chiara fama, improvvisamente comparsa in casa di Simone il fariseo (7,36-50). Il racconto solleva una riflessione sul rapporto tra perdono e amore: da un lato la misericordia ricevuta libera la capacità d’amare, dall’altro l’amore rende possibile il perdono («la carità copre una moltitudine di peccati»: 1Pt 4,8). La frase «sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato» (7,47a) è impegnativa. Tra le diverse letture, si potrebbe anche pensare che il Signore vede nella vita dissipata di questa donna una imperfetta e disordinata forma di amore; individua nelle sue azioni dissoluti e fallimentari tentativi di amare. Questa donna ha peccato perché ha amato male, come a rilevare che il peccato è dentro i nostri tentativi parziali e imperfetti di amare. La peccatrice tuttavia si accosta a Gesù perché sente di potersi fidare, avverte nel Maestro la possibilità di una vita nuova. E Gesù accoglie la sua fiducia e la sua domanda di salvezza: «La tua fede ti ha salvata: va’ in pace, » (7,50). Dio rivela una straordinaria capacità di recupero alla vita e di misericordia assoluta.


