Finestra biblica: il Vangelo di Luca
7. Insegnaci a pregare
Sulla strada per Gerusalemme i discepoli chiedono al loro Maestro di essere istruiti sulla preghiera (11,1), richiesta strana da parte di uomini ebrei, cresciuti a pane e preghiera. Probabilmente, erano rimasti catturati dal dialogo profondo di Gesù con il Padre (più volte Luca ritrae Gesù in preghiera, specie nei momenti centrali della sua vita: 3,21; 6,12; 9,18.28-29; 22,39-46), oppure il suo comportamento lasciava intuire un volto particolare di Dio, che essi desideravano incontrare. Il Figlio risponde insegnando la preghiera del «Padre» (11,2-4: nella versione di Luca manca l’aggettivo «nostro»). Tra i molti aspetti di questa fondamentale pagina della fede cristiana, è forse da rilevare la presenza di alcune domande (dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano; perdona a noi i nostri peccati, non abbandonarci alla tentazione) e anche in altre occasioni Gesù incoraggia i discepoli a formulare delle richieste a Dio (cf.11,5-13). La domanda mette infatti l’interlocutore nella condizione di svelare se stesso, e dunque l’invocazione dei figli non può che consentire a Dio di manifestare il suo volto di Padre.
L’evangelista narra anche due parabole sulla preghiera. La prima insiste «sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi», invocando in modo particolare la giustizia (18,1-8). La seconda ha come protagonisti un fariseo che «vanta i suoi meriti» e un pubblicano che riconosce il suo peccato (18,9-14). La verità dell’uomo non consiste nella capacità di eseguire tutti i suoi doveri (cf. «siamo servi inutili»: 17,10) ma nella coscienza di comprendersi bisognosi della misericordia di Dio.


