Finestra biblica: il Vangelo di Luca
3. La fede dei peccatori
La dimensione della fede è decisiva nel rapporto con Dio. È un dono che il Signore può accrescere (17,5-6) e sostenere con la sua preghiera (22,32). La fede non è una teoria ma un’azione in grado di incidere e modificare la realtà (8,25; 17,5-6). Anche nel vangelo di Luca è spesso richiamata negli incontri di guarigione (7,9; 17,19; 18,42) ma è ancor più singolare il fatto che Gesù domanda di avere fede ai peccatori, cioè a coloro che la cultura religiosa giudicava lontani, o peggio, abbandonati da Dio. Nell’episodio del paralitico calato attraverso il tetto scoperchiato (5,19-25) Gesù dichiara che la fede, personale o dei propri amici, ottiene la guarigione dal peccato. Il racconto inizia e si conclude con uno scambio: «Gesù vede la loro fede» e i presenti vedono il miracolo: «Abbiamo visto cose straordinarie oggi!». La fede e la bestemmia rappresentano due opposte reazioni all’opera di Dio, ma solo chi crede vede la salvezza.
Durante un banchetto in casa di Levi (5,29-32), Gesù si rivolge ai peccatori con il verbo della chiamata apostolica: «Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano». I peccatori sono chiamati allo stesso modo degli apostoli. Gesù non presenta se stesso principalmente come un maestro, ma come uno sposo, e chiama coloro che lo seguono invitati. Non insegna una dottrina da imparare a memoria, ma propone una festa nella quale entrare, aperta a tutti: uomini e donne, sani e ammalati, giusti e peccatori (5,33-35). Egli è il vestito nuovo che non va messo su un vestito vecchio, altrimenti il nuovo strappa il vecchio; è il vino nuovo che ha bisogno di otri nuovi (5,36-39). Lo può accogliere solo chi converte tutto se stesso al nuovo. L’attaccamento alla tradizione è un ostacolo: «Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo perché dice: il vecchio è gradevole». I poveri che Gesù chiama sono scelti per diventare, attraverso una conversione radicale, «otri nuovi».


