Duomo di S. Donà di Piave

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S. Maria delle Grazie – Diocesi di Treviso

9 Ottobre 2026

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Approfondimenti

Finestra biblica: il Vangelo di Luca

9. Gesù e la ricchezza

Il tema della ricchezza attraversa in forme più o meno marcate l’intero vangelo, fin dalla predicazione del Battista (cf. 3,10-13). Gli insegnamenti specifici sono tuttavia inseriti in sezioni dove Gesù parla dell’esistenza dopo la morte. La ricchezza è dunque considerata nel suo significato in ordine al senso della vita. I beni rischiano di fare un brutto servizio se fossilizzano l’uomo al presente, annebbiando l’orizzonte autentico che è l’incontro con Dio dopo la morte. L’uomo preso dalla cupidigia è poco saggio, perché in ogni caso si muore: «Anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede» (12,15). In 16,9 Gesù arriva a qualificare la ricchezza come ingiusta, non perché frutto di illeciti, ma perché da mezzo di sostentamento diventa un «padrone» sempre più esigente, da servire come un dio.

Altri sono dunque gli atteggiamenti sapienti da assumere nella gestione degli affari economici (12,22-31): avere fede in Dio, non affannarsi, non interrogarsi ansiosamente sul domani, perché «il Padre vostro sa che ne avete bisogno»; cercare anzitutto il regno di Dio; maturare la consapevolezza che siamo amministratori di qualcosa che non è nostro (12,35-48) e che c’è un altro tesoro da guadagnare (12,5.21): la condivisione dei beni e l’elemosina sono il mezzo più sicuro per conservare la ricchezza (12,33-34).

Gesù illustra ulteriormente questo tema, particolarmente pungente nella comunità lucana, con due parabole: del ricco e del povero Lazzaro (16,19-31) e dell’amministratore disonesto (16,1-8). In quest’ultima è nascosto un insegnamento particolarmente rilevante. Narra di un padrone che loda non tanto la disonestà quanto la scaltrezza del suo amministratore, ovvero la capacità di dare fondo alle proprie risorse, di prevedere e attuare scelte che possono creare futuro. I discepoli di Gesù sono così esortati a vivere non con rassegnazione, passività e pessimismo, in attesa di una soluzione dall’alto, ma a gestire in modo scaltro il presente, a leggere sapientemente i contesti per trovare vie d’uscita ai problemi.

Luca descrive infine due incontri di Gesù con uomini ricchi, dall’esito opposto: il notabile, alla proposta di barattare il suo tesoro terreno con un tesoro nei cieli, vendere tutto e seguire Gesù «divenne assai triste perché era molto ricco» (18,18-23). L’incontro con Zaccheo (19,1-10) è invece una storia a lieto fine e una risposta alle parole di Gesù sulla difficoltà per quelli che possiedono ricchezze a entrare nel regno di Dio. Il Signore aveva però subito aggiunto: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio» (18,24-27). Zaccheo è la possibilità riuscita. Per due volte l’evangelista sottolinea il suo desiderio «di vedere chi era Gesù», e per questo Zaccheo sale sul sicomoro. Ma la sorpresa è che Gesù «vede Zaccheo» (Luca ci ha abituati a tale capacità di sguardo del Signore) e lo invita a scendere subito: «Oggi devo fermarmi a casa tua». L’uomo si converte quando si accorge che Dio lo cerca; l’amore di Gesù opera dunque la conversione: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Oramai alle porte di Gerusalemme il racconto termina attestando la verità di Gesù Salvatore proclamata dall’angelo nella notte di Betlemme: «Vi annuncio una grande gioia, oggi è nato per voi un salvatore che è il Cristo Signore» (2,10); «Oggi per questa casa è venuta la salvezza […]. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (19,9).

Roberta Ronchiato


[1] G. Grossi, Maria custodiva e meditava la Parola, Messaggero, Padova 2003, 112.

[2] Ibid., 114.

[3] Ibid., 114.

 

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