Duomo di S. Donà di Piave

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S. Maria delle Grazie – Diocesi di Treviso

9 Ottobre 2026

Contenuti del sito

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Approfondimenti

Finestra biblica: il Vangelo di Luca

2. La sinagoga di Nazaret

Il ministero pubblico di Gesù inizia con una breve omelia tenuta in un giorno di sabato nella sinagoga di Nazaret, il paese dove era cresciuto (4,16-30). A commento di un passo del profeta Isaia, egli dichiara adempiute oggi le parole proclamate: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore» (4,18-19).

Gesù è il profeta consacrato e inviato dallo Spirito per riscattare gli uomini da ogni forma di soggezione. Proclama «l’anno di grazia del Signore», che nell’AT corrispondeva al tempo in cui i padroni erano obbligati a liberare i loro schiavi dopo sette anni di servizio (cf. Dt 5,15), oppure all’anno giubilare quando i lavoratori lasciavano la terra incolta in modo da far riposare il suolo, e ciascuno ritornava, libero, alla sua proprietà e alla sua famiglia (cf. Lv 25). L’assemblea di Nazaret reagisce in due modi alle parole di Gesù: da un lato con l’ammirazione, l’entusiasmo, lo stupore e la testimonianza, dall’altro con il rifiuto, soprattutto dopo aver sentito il loro compaesano richiamare i due episodi dell’AT secondo i quali, già nel tempo antico, Dio aveva scelto di inviare i suoi profeti a persone non ebree: «All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori, dalla città e cercano di buttarlo già dal ciglio del monte» (4,28). «Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino» (4,30). Inizia proprio così, da un gesto di rifiuto, il viaggio di Gesù e della sua Parola  nei villaggi della Galilea e della Giudea.

In perfetta fedeltà al suo mandato, Luca ritrae il Maestro a Cafarnao (4,31-43), di nuovo in un giorno di sabato, cioè nel giorno memoriale della creazione e della liberazione, mentre insegna, compie esorcismi, riduce al silenzio i demòni, guarisce gli ammalati, vince le forze di morte in modo da riportare l’uomo a vivere nel riposo della relazione con Dio.

La potenza della Parola è a fondamento della chiamata dei primi quattro discepoli (5,1-11). Sulla riva del lago di Gennèsaret, Simone e Andrea stanno riponendo gli strumenti del lavoro dopo una notte di pesca completamente infruttuosa. Sull’invito di Gesù, Simone compie un atto di fede: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte, non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola, calerò le reti». Il successo è a tal punto straordinario da convocare il soccorso dei colleghi dell’altra barca. «Al vedere questo» Simone percepisce la sua indegnità e si getta alle ginocchia di Gesù: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». Il Maestro chiama Pietro alla sequela, e questo significa la sua decisione, irremovibile anche dopo le circostanze della passione, di mettere un peccatore a capolista dei suoi discepoli: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». I quattro pescatori ormeggiano le barche, per sempre, non più in segno di sconforto e fallimento, ma di cambiamento di vita: «E tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono».

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