Duomo di S. Donà di Piave

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S. Maria delle Grazie – Diocesi di Treviso

20 Settembre 2026

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Associazioni

Breve storia dell’Azione Cattolica in Italia e a San Donà

Inizia in questo periodo la vera e propria dittatura fascista, che passo per passo prende il sopravvento su tutte le organizzazioni sociali e religiose del Paese: nel 1926 il fascismo riesce a far sciogliere lo scoutismo italiano e ciò avviene anche a San Donà, ma non è in grado di eliminare l’Azione Cattolica che viene difesa direttamente dalla Chiesa che vede in essa il baluardo della propria autonomia di azione, in particolare sui giovani. Il clima di distensione e collaborazione creato dai Patti Lateranensi del 1929 non impedisce lo “scontro” per la sopravvivenza dell’AC, che sfocia nell’enciclica Non abbiamo bisogno del 29 giugno 1931 e negli accordi del settembre dello stesso anno con cui si dà un nuovo statuto all’associazione. Esso prevede l’attenuazione dell’accentramento della struttura associativa, con il conseguente sviluppo del processo di “diocesanizzazione” dell’AC, posta sotto un maggiore controllo dei vescovi, e l’assunzione del compito religioso (e non più politico). Da queste esigenze politiche contingenti (il rapporto con il fascismo) nasce una fisionomia che rimarrà connaturata nell’organizzazione del laicato cattolico italiano.

Anche a San Donà si impianta il partito fascista che darà filo da torcere all’arciprete Saretta e alle associazioni locali. In particolare il parroco si preoccupa di tenere lontano i giovani dalle organizzazioni fasciste non tanto per ragioni di opportunità politica, ma quanto per motivi “formativi”, utilizzando mezzi propriamente religiosi, data la convinzione che, alla fine, sarà la formazione religiosa ed umana a risultare vincente. Si moltiplicano, quindi, le iniziative di esercizi, conferenze, incontri di preghiera nei momenti forti dell’anno. Si stabilisce, inoltre, un clima di grande collaborazione fra le associazioni giovanili attive in parrocchia (Gioventù Cattolica, gli Esploratori dell’Associazione Scoutistica Cattolica Italiana e la Società Ginnico Sportiva), ciò grazie anche alla figura di Celestino Bastianetto, esponente di AC e fondatore degli Esploratori e della Società Sportiva. Gli ottimi rapporti permettono di vivere momenti comuni, come la “messa seconda” ogni quarta domenica del mese, e di effettuare lo «scambio dei dirigenti nei rispettivi consessi delle due organizzazioni». È, però, nel 1931 che a San Donà, come in tutta Italia si fa sentire in modo forte lo scontro fra il fascismo e la Santa Sede: ciò ha come conseguenza la chiusura dell’oratorio Don Bosco (inaugurato ed aperto nel settembre dell’anno precedente e sede delle associazioni giovanili rimaste in vita). Nemmeno l’intervento del vescovo Longhin ha come effetto la riapertura dell’oratorio; bisognerà aspettare l’accordo del settembre fra Santa Sede e governo e il nuovo statuto dell’Azione Cattolica per poter riprendere le attività presso i salesiani.

Con l’avvicinamento dell’Italia fascista alla Germania nazista e con l’approssimarsi della guerra, Mussolini tenta di sopprimere nuovamente l’Azione Cattolica, preoccupato dal crescente attivismo locale di cui l’associazione è protagonista. Questa volta, però, la Santa Sede gioca d’anticipo e il 22 aprile 1939 affida la guida dell’organizzazione a tre cardinali (Boetto, Lavitrano e Piazza), aventi anche il compito di rivedere gli statuti: si accentuano la “clericalizzazione” e la “diocesanizzazione” dell’Azione Cattolica che diviene in questo modo quasi “intoccabile”.

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