L’arte di curare i malati

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Editoriale del Direttore della Caritas diocesana

Caritasdon Davide Schiavon

Ogni giorno i nostri occhi incrociano quelli di molti fratelli sofferenti che sembrano essere risucchiati dal dolore e dall'angoscia. Lo sguardo di ogni persona cela pensieri e sofferenze che possono trovare ristoro e vera consolazione solo nel cuore di Cristo, nella sua infinita Carità. Non è importante se quegli occhi serbano il segreto intimo di una sofferenza che si incisa nella carne attraverso la fame, la guerra, la povertà, la malattia , ... L'invito è a farci prossimo verso ogni uomo, verso ogni carne ferita, ogni cuore sanguinante ...

Siamo chiamati a prenderci cura dei fratelli, a percepire nella parte più intima del nostro cuore che siamo chiamati ad esprimere e tradurre con le scelte della vita il nostro personale e prezioso I care nei confronti delle vicende dell'uomo, di ogni uomo. Siamo invitati a condividere le gioie e i dolori degli uomini e delle donne del nostro tempo. La cura più che una tecnica o una virtù tra le altre, rappresenta un'arte, un paradigma nuovo di relazione verso la natura e verso le relazioni umane, amoroso, diligente e partecipativo.

Riprendo alcune idee collegate ad atteggiamenti che devono essere presenti in chi si prende cura e a cuore chi soffre. Vediamone alcuni tra gli altri.
Compassione: la capacità di mettersi al posto dell'altro e provare le stesse emozioni. Non trasmettergli l'impressione che chi soffre è solo ed abbandonato al suo dolore.
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Padre Turoldo parla della morte e della sofferenza

Padre David Maria TuroldoPer la Giornata Mondiale del Malato, segnaliamo un’intervista di Sergio Zavoli a Padre David Maria Turoldo a pochi giorni dalla sua morte, trasmessa dalla Rai nel programma “Credere o non credere”.

Padre Turoldo parla della morte e della sofferenza.

“Molto volentieri mi presto a dire qualche cosa su questo grande mistero che è il dolore e la sofferenza anche se io sono convintissimo che della sofferenza e del dolore si capisce  più in silenzio che parlando, facendo silenzio

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La forza della vita nella sofferenza

sofferenzaMessaggio CEI per la 31a Giornata Nazionale per la Vita - 1 febbraio 2009


La vita è fatta per la serenità e la gioia. Purtroppo può accadere, e di fatto accade, che sia segnata dalla sofferenza. Ciò può avvenire per tante cause. Si può soffrire per una malattia che colpisce il corpo o l'anima; per il distacco dalle persone che si amano; per la difficoltà a vivere in pace e con gioia in relazione con gli altri e con se stessi.
La sofferenza appartiene al mistero dell'uomo e resta in parte imperscrutabile: solo «per Cristo e in Cristo si illumina l'enigma del dolore e della morte» (GS 22).
Se la sofferenza può essere alleviata, va senz'altro alleviata. In particolare, a chi è malato allo stadio terminale o è affetto da patologie particolarmente dolorose, vanno applicate con umanità e sapienza tutte le cure oggi possibili.

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Meditazione del Vescovo per i ministri della comunione e gli operatori della salute

Il vescovo Mazzocato alla processioneMeditazione del Vescovo in occasione del convegno del 1 marzo 2008.

"Mi sono fatto debole con i deboli per guadagnare i deboli, mi sono fatto tutto a tutti per guadagnare ad ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe con loro".
Con queste parole si concludeva la lettura biblica che abbiamo appena ascoltato. In esse palpita tutta la passione che spingeva l'apostolo Paolo verso tutti per portare ad ogni costo e in ogni occasione la parola di luce e di speranza del Vangelo.

Per lui ogni persona che si apriva alla fede in Gesù e nel suo Vangelo, era una persona guadagnata, una persona che aveva scoperto quella salvezza e quella speranza che aveva cambiato tutta la sua vita. Veramente per Paolo, come scrivo nella lettera pastorale dl quest'anno, il più grande gesto d'amore era quello di condividere con altri il suo incontro personale can Gesù: "Tutto io faccio per il Vangelo, per diventame partecipe con loro".

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