Duomo di S. Donà di Piave

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S. Maria delle Grazie – Diocesi di Treviso

21 Settembre 2026

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Pastorale

Verbale del Consiglio Pastorale – 19.01.2010

Relazione del dott. Loredano Milani

Come nel nostro territorio i singoli, le famiglie, le strutture sanitarie affrontano la malattia? Come sono aiutati da parenti e volontari? Come le strutture sanitarie accolgono?

(parlerò solo dell’Ospedale)
Lo scenario è cambiato negli ultimo anni :
• dal diritto alla salute (problema del singolo) si è passati al diritto all’assistenza (problema della società che garantisce ai singoli in base alle necessità e risorse)
• la figura del medico cambia (da un atteggiamento di interrelazione personale, paternalistico basato su scienza e coscienza (siamo in una società multiculturale…) ad un rapporto di tipo contrattuale):
o con il cittadino che si aspetta sempre un risultato positivo (soddisfatto o rimborsato)
o col il pubblico decisore (che richiede di contenere i costi, ridurre i ricoveri,abbreviarli, aumentare la produttività …)
o con la società che si aspetta sempre nuovi avanzamenti tecnologici
• la conseguenza è che il concetto di livello ottimale di salute tende a coincidere con l’optimum permesso dal progresso scientifico e le risorse disponibili ma la persona?

Domande:
1)Come le strutture sanitarie accolgono?
L’accoglienza alberghiera e sanitaria è buona, i medici sono mediamente gentili e disponibili
La burocratizzazione è spinta (esenzioni ticket, dispensazione diretta dei medicinali, impegnative, prenotazioni, pagamenti in code interminabili,…)
Il contatto è però molto tecnicistico (preparazione all’interazione inesistente e tempo contingentato)
2) quali sono i punti critici ed i possibile ambiti di intervento?
La marginalizzazione del problema: il dolore e la morte sono chiuse in Ospedale e non ci riguardano se non quando tocca a noi; tra le prime visite del Vescovo sarebbe opportuna quella in Ospedale (non solo tra i pazienti ma anche con i Dirigenti cui sottoporre proposte concrete, va quindi preparata)
La solitudine della famiglie; spesso sono coinvolti anziani che hanno solamente il supporto di lontani parenti di buon cuore per cui le questioni pratiche e banali diventano delle difficoltà; i volontari ospedalieri andrebbero supportati a livello di vicariato non per svolgere compiti di sussidiarietà alle carenze delle strutture ma per aiutare e fare “compagnia”; purtroppo sono pochi ma in altre realtà sono più numerosi come mai?
La negazione della morte: per una medicina tecnologica sia gli operatori che i familiari vivono la morte e la sofferenza come una sconfitta. Non sappiamo o forse non vogliamo parlare; viene relegata alle ultime ore e ad un funerale più o meno intenso : come comunità cristiana abbiamo tante belle parole ma pochi atteggiamenti pratici; cosa fare?
L’assistenza religiosa : i ricoveri sono brevi per gli acuti o interminabili per i cronici: al di la delle singole persone che operano il sacerdote viene chiamato (quando viene chiamato) per l’estrema unzione quando si è persa conoscenza, per una frettolosa benedizione: come ripensare un ruolo per il sacerdote (già oberato da incombenze multiple) ma ancor di più per i laici: cosa potranno dire? Non dimentichiamo che in ospedale le persone spesso hanno tempo per pensare.

 

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