La Chiesa mistero e testimonianza. A confronto con la lettera agli Efesini
vv. 4-6 – Elenco e tappe dei doni divini
Noi ringraziamo Dio anzitutto per il motivo che ci ha amati e voluti a questo modo di esistere: ci ha eletti (vv. 4-6).
v. 4 – Tutto è partito da un sogno di Dio concepito nell’amore e successivamente voluto come un progetto da realizzare. “Ci ha eletti”.
Per capire meglio questa affermazione si veda Dt. 7,7¬8, l’assoluta gratuità di questo sogno-progetto, e la decisione ferma di volerlo fino in fondo (volontà – thelema). Essere oggetto di uno sguardo innamorato, cogliere un volto che ci ama è il punto forza di ogni persona. È lo sguardo che ci fa esistere in modo nuovo, perché “ri¬conosciuti”. Essere scelti significa relazionarsi con l’altro; lasciarsi guardare è il primo passo per entrare nell’umanità e scoprirsi reciprocamente.
Il tono di questo quadro-racconto entusiasta è evocativo (4-6).
L’elezione porta alla predestinazione, all’indirizzo pedagogico e fattivo, per renderci suoi figli (v.5). Si tratta del sogno di Dio Padre, che ci vuole persone con i contenuti e le modalità del suo Figlio. Questa elezione o scelta è fondata unicamente sulla gratuità e sulla misericordia (cf. Gal. 3,14; Rom 8,29-30; 1Gv. 1,12; 4,4-6). Il punto d’arrivo di una vita filiale è un’esistenza offerta a Dio (cf. Rom. 12,1-2).
Di fronte al sogno sorgivo della storia ci chiediamo: quali sono i contenuti specifici, i tratti significativi dell’uomo voluto da Dio?
Innanzitutto Dio vuole costruire ed educare l’uomo in modo che viva una vita santa, una vita uguale alla sua, in perfetta sintonia con i suoi valori, e il suo luminoso orizzonte. Egli vuole, l’uomo a questo gradino di dignità; uguale a lui per condizione di vita e relazioni.
Il secondo passaggio interessa un’esistenza che superi gli attuali attraversamenti negativi, le lacune e i difetti tipici dell’uomo che vediamo noi. L’aggettivo “momos” dice qualcosa di vergognoso, ostile e distruttivo.
Un uomo difettoso non piace a nessuno e provoca immensi guai. Per capire questo vorrei ricordare una frase di S. Francesco di Sales, il quale aveva un fratello rozzo e violento. Un giorno il santo gli disse: “Tu sei riuscito a far felice solo la donna che non hai mai sposato, perché se l’avessi incontrata, a causa della tua banalità violenta e dei tuoi vizi, l’avresti fatta solo soffrire”.
Un uomo attraversato dal negativo stravolge i valori che possiede, facendoli diventare fonte di sofferenza e di contaminazione. Paolo usa allora il termine “a-momus”, una vita senza negatività.
Dio stesso è pura trasparenza e coloro che lo raggiungeranno vivranno “nel mare di cristallo” (Apoc. 15,2-4). Il tessuto comunitario-relazionale escluderà così ogni controindicazione miserabile. Si tratta di restituire una esistenza senza falsità. Il Cantico al cap. 4,7 esclama: “sei tutta bella amica mia, in te non c’è macchia”. Così l’amato chiude il canto del corpo-persona dell’amata.
La santità trasparente non è vista in se stessa, ma in relazione a Dio e agli uomini. Si giunge così al terzo aggettivo: «faccia a faccia con Lui, sempre reagendo in termini amanti» (v. 4). Una comunicazione amorosa fatta di valori ed escludendo ciò che delude e mortifica.
L’affermazione di Paolo: Dio vuole un uomo di santità immacolata è quanto mai pertinente ed urgente.
La terza particolarità dell’uomo sognato e voluto da Dio è quella della relazione. Egli sogna un uomo che, nella relazione amante, sappia restituirsi come dono, offrendosi e rispondendo con dedizione amante. “Davanti a Lui nell’amore” (v. 4).
Ecco il primo quadro antropologico abbozzato da Dio; si tratta di un volto di uomo veramente completo e desiderabile. Dio è impegnato a regalarci questo orizzonte di vita e di dignità. Un uomo che si restituisce a Dio in dono per impulso di amore con una vita omogenea alla sua e senza attraversamenti negativi, è la risposta adeguata al Signore che ci ha voluti per amore e nell’amore.
Al sogno d’amore fa riscontro un uomo libero che si consegna amando, senza residui e senza scorie. Ecco la risposta che piace a Dio. In Ef. 5,25-27 si dirà che tale risultato è il frutto dell’opera di Cristo, che trasforma l’uomo lavandolo per poter avere una comunità pervasa di valori divini (gloria), senza macchia (controindicazioni), ruga (vecchia) o alcunché di simile.
L’azione di Cristo che ci giunge mediante lo Spirito crea in noi una spirale ascensionale di bellezza mediante la comunicazione di sé – “donando se stesso nell’amore”. Mancando queste premesse e senza l’azione cristica il cammino relazionale diviene un vicolo cieco. Quando non coltiviamo questi orizzonti, la vita di relazione scava, dal di dentro, delusioni, scarti insopportabili, disperazione. Si tratta sempre di una comunicazione scippata e uccisa.
I vv. 5-6 esplicitano ancora più il progetto globale di Dio: precisando che egli ci ha disegnati e ci sta indirizzando a diventare suoi figli, grazie all’opera compiuta da Gesù in mezzo a noi. Si legga a proposito: Rom. 8,29-30.
Paolo ha maturato queste convinzioni nella lunga familiarità con le Scritture e l’esperienza con Gesù. «A quanti l’hanno accolto ha dato le potenzialità, la forza, la sapienza e la determinazione necessarie per diventare figli di Dio» (Gv. 1,12).
Figli di Dio non si nasce, si diventa lungo un processo di crescita, accogliendo tutti gli stimoli e le azioni di guarigione di Gesù che lo Spirito Santo ci partecipa. Dio Padre ci vuole in una relazione dinamica con lui e tra noi, per crescere nei tratti di Gesù, fino a portarne l’immagine senza sfocature ed alterazioni.
Quando si parla di chiesa s’intende questo progetto, nel quale Dio ci vuole collaboratori attivi, e suoi “testimoni”. Una persona senza relazione muore e le relazioni senza persone valide si svuotano diventando aggressioni. La corporeità non deve farsi occasione di negatività, un corpo lacerato da relazioni ingannevoli, ma la via della comunicazione per divenire maturi.
v. 6 – Solo così diventeremo la lode permanente di tanta benevolenza donataci nel suo Diletto. Più esplicitamente, l’opera di Gesù produce questo capolavoro di uomo che è lode di Dio!
Un sogno, che è anche un progetto, il quale ha come obiettivo creare un uomo figlio di Dio, della sua stessa natura. A tale proposito Dio, con molta fedeltà, ha inventato una lunga storia di benefici il cui vertice è Gesù. Lo Spirito che ci è partecipato nella Pasqua, avrà il compito di rendere incisiva l’azione del Salvatore, per aiutarci a costruire la nostra maturità “conforme alla sua immagine” (Rom. 8,29).
Paolo ci invita a ricordare questo disegno, che ci appartiene, con grande riconoscenza e lode.


