Emergenza profughi

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Emergenza Profughi a Treviso.

Per chi volesse contribuire in prima persona, è possibile registrarsi compilando il modulo alla pagina https://wordpress.diocesitv.it/diventa-volontario/ del sito di Caritas Tarvisina.

fonte: Caritas Tarvisina

Sono tutti giovanissimi i 40 profughi arrivati nel territorio trevigiano sabato notte. Dopo il loro arrivo a Lampedusa ad inizio settimana, sono stati trasferiti in aereo a Verona e di lì in corriera fino a Treviso.

Hanno intorno ai 20 anni e provengono per la maggior parte dalla Somalia e da altre zone dell'Africa centrale: tra loro una sola donna, poco più che ventenne.

Alcuni di loro stanno viaggiando da più di 2 mesi: affidando il loro destino nelle mani di organizzazioni criminali, hanno attraversato il Sahara sono arrivati sulle coste del mediterraneo. Da lì, dopo un'estenuante attesa hanno affrontato 5 giorni di traversata per approdare fortunosamente a Lampedusa.

Dai loro occhi, oltre alla stanchezza fisica, traspare il senso di smarrimento e di sofferenza per l'esperienza e le condizioni disumane a cui sono stati sottoposti. Leggi tutto

Basta con le logiche di esclusione. Editoriale di don Davide Schiavon

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Basta con le logiche di esclusione

Editoriale di don Davide Schiavon, direttore Caritas tarvisina

fonte: Caritas tarvisina

29 marzo 2014

In questi giorni abbiamo assistito allo sbarco di migliaia di uomini e donne che hanno attraversato prima il deserto e poi il mare alla ricerca di un futuro, di una speranza. Sono sbarcati ancora una volta sulle nostre coste, sulle nostre isole. È evidente che, se queste persone hanno deciso di partire anche quando il mare non era in buone condizioni, significa che la permanenza in certi contesti di violenza e sofferenza è divenuta impossibile. Stanno scappando dalla loro terra perché non hanno alternative, perché il minimo per la vita non è più garantito. Partono con la morte nel cuore e con la speranza di potersi rialzare, di costruire una vita diversa. Serbano nel cuore il desiderio di poter ritornare un giorno nella loro terra. Ci vengono presentati come profughi, in realtà sono nostri fratelli con i quali siamo chiamati a spezzare il pane della condivisione e del rispetto reciproco. Bussano alla nostra vita e non possiamo tenere sbarrata la porta del nostro cuore. L'accoglienza del fratello non è solo un dovere, ma è parte costitutiva del nostro dna, della nostra verità. Negare l'accoglienza all'altro significa rinnegare la nostra fede e la nostra verità, significa navigare nei bassifondi dell'ambiguità e dei compromessi. L'accoglienza del povero, della persona in difficoltà non può essere una scelta facoltativa, ma è una modalità concreta di vivere la nostra vocazione, il nostro essere chiamati ad essere seminatori di speranza, scie luminose d'amore.

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