AC – Festa della Pace 2018 – ‘Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di Pace’

Sotto la spinta delle parole che Papa Francesco rivolge ai fedeli cristiani in occasione della giornata Mondiale della Pace del 1° Gennaio, anche quest’anno l’AC vuol farsi portavoce di un messaggio di Pace che proclami l’inutilità della guerra e la bellezza della solidarietà, della voglia di vivere, dell’aiuto umanitario.
L’AC si fa promotrice di una nuova iniziativa di pace, un nuovo impegno di sensibilizzazione nei confronti di quanti abitano le nostre città, e nostre periferie, perché la tensione alla pace …

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‘Scatti di Pace’ per la Festa della Pace dell’Azione Cattolica

Festa della Pace in vicariato per l’Azione Cattolica Unitaria.
La Festa della Pace di quest’anno associativo ha voluto coinvolgere tutta l’associazione per far comprendere che il cammino che viene proposto parla alla vita della persona in tutte le sue fasi e per sottolineare l’eccezionalità di un anno di festeggiamenti in onore dei 150 anni dalla fondazione dell’Azione Cattolica.
Sotto lo slogan “Scatti di Pace” ci siamo messi in gioco tutti quanti: Gli educatori ACR, partendo dalla consapevolezza che gli stimoli …

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Accoglienza dei rifugiati: ecco il vademecum per le parrocchie

fonte: Chiesa Cattolica Italiana

Papa Francesco ha chiesto: “alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa” di “accogliere una famiglia di profughi”.

accogliere i rifugiati e i richiedenti asiloEcco il Vademecum approvato dal Consiglio Permanente con una serie di indicazioni pratiche per le diocesi italiane e le parrocchie circa l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati.

La Chiesa italiana, già in prima linea nella prossimità ai migranti, indica così alle comunità locali chi, dove, come, quando accogliere, in risposta all’appello lanciato da …

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Lettera dei Vescovi di Treviso e Vittorio Veneto ai cristiani e agli uomini e donne di buona volontà delle loro diocesi

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Fratelli e sorelle carissimi,

già da qualche anno al territorio delle nostre due diocesi, come del resto a tutto il nostro Paese, è chiesto di offrire accoglienza ad un certo numero di "migranti forzati", tra i quali vi sono richiedenti asilo, rifugiati e migranti economici, costretti (pagando ed indebitandosi) a partire, in particolare, dalle coste libiche. Ad oggi, in provincia di Treviso, sono presenti circa 900 migranti, arrivati sia nel 2014 che nel 2015: in media, circa 10 persone per comune, uno ogni mille abitanti.

Recentemente l'arrivo di migranti ha dato luogo a qualche episodio di particolare tensione sociale, anche a causa di scelte improvvide per la loro sistemazione. Abbiamo voluto attendere che si attenuasse un certo clima surriscaldato, favorito da un'enfatizzazione  dei fatti tipica dei mezzi di comunicazione. Vorremmo offrire ai cristiani, e a quanti credono nel valore della solidarietà, alcune considerazioni pacate e, soprattutto, ispirate a ciò che orienta la vita dei credenti.

Rileviamo anzitutto che, se a livello nazionale ed europeo la gestione dei flussi di migranti appare priva di una gestione sufficientemente pensata e debitamente organizzata, a livello di responsabili regionali e comunali si mescolano, alla oggettiva difficoltà di far fronte a richieste improvvisate di accoglienza, alcune componenti ideologiche; queste sembrano impedire di cogliere la dimensione drammatica di tante situazioni umane. Il fenomeno migratorio è senza dubbio di vaste proporzioni, ha radici complesse (che "i grandi" non mostrano di saper o voler esaminare con coraggio), domanda soluzioni impegnative.

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Un mare di morti e le nostre coscienze

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fonte: diocesi di Treviso

Riflessione del direttore dell'ufficio diocesano Migrantes, don Bruno Baratto.

"Novecento (forse). E altri novecentocinquanta dall'inizio dell'anno. Numeri di morti. Che cancellano volti storie vite": è l'inizio della riflessione che don Bruno Baratto, direttore dell'ufficio diocesano Migrantes, propone in prima pagina della Vita del popolo. Il settimanale diocesano di domenica 26 aprile, infatti, dedica la copertina ed ampio spazio all'interno alla drammatica vicenda dell'ultimo naufragio nel canale di Sicilia, che ha causato quasi 900 morti.

"Sembra che solo i numeri, lanciati a superare l'ultimo record, riescano a bucare lo schermo, la prima pagina - prosegue Baratto -. Per quanti giorni? Numeri a spanne, spesso per difetto. Meno male che il mare li inghiotte - dirà qualcuno -, risparmiando la catasta, permettendo un rapido repulisti. Chi userà questi numeri? E per farne che cosa? (qualcuno imperversando in facebook già lamenta che sono ancora troppo pochi).

Fermarli prima che partano...

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Giornata del migrante e del rifugiato: per una cultura dell’incontro

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giornata del migrante e del rifugiatoDomenica 18 gennaio è la 101sima giornata del migrante e del rifugiato.
Forse non abbiamo molta voglia di sentirne (ancora) parlare. Pensiamo magari di aver già ben chiaro in testa tutto quanto ci serve su questi temi. Da parte mia sono convinto che dovremmo continuare ad informarci, senza accontentarci di slogan gridati o di passaggi superficiali al telegiornale. Ma qualsiasi siano i nostri pensieri al riguardo, perlomeno come cristiani non possiamo smettere di interrogarci, anche come Chiesa, su quanto Dio ci dica oggi attraverso un fenomeno così rapido nei suoi mutamenti. Fino a qualche anno fa sembrava che le famiglie di migranti giunte in questo territorio stessero avviandosi ad un inserimento sempre più stabile: lavoro, una casa che avevano iniziato ad acquistare, figli a scuola … Con l’allungarsi della crisi è invece ripresa una forte precarietà ed una conseguente mobilità: non tanto un ritorno generalizzato al paese d’origine, quanto il capofamiglia che va in giro per l’Europa cercando altre possibilità, pezzi di famiglia fatti rientrare per periodi più lunghi presso i genitori in patria, semipendolarismo di chi viene dai paesi più vicini… E l’aprirsi della “stagione dei profughi”: l’arrivo di persone che provengono da nazioni in guerra o con forti conflitti civili.
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“Non perdiamo la capacità di piangere per tante vite derelitte e tante speranze spezzate”

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Il Vescovo alla veglia di preghiera del 3 ottobreIl Vescovo alla veglia di preghiera in ricordo dei migranti vittime dei naufragi invita a lasciarci scuotere
Fonte: Sito diocesi di Treviso

Il brano della chiamata di Abramo fa da filo conduttore alla riflessione del Vescovo durante la veglia di preghiera, venerdì 3 ottobre, in memoria delle vittime del terribile naufragio di un anno fa al largo di Lampedusa, quando morirono 368 migranti. 

Dallo scorso 22 marzo sono passati per le strutture Caritas 299 persone, di cui 28 donne, 13 minori non accompagnati e altri 13 accompagnati. In grande maggioranza si tratta di somali, eritrei e siriani. Attualmente 37 sono in carico alla Caritas Tarvisina, altri 14 in altre strutture del territorio, mentre tutti gli altri si sono allontanati dal territorio italiano, magari per raggiungere famigliari all'estero.

L'invito del Vescovo a non restare indifferenti di fronte a tali tragedie è risuonato forte: "Questi eventi appartengono all’umanità di cui facciamo parte. Ci lasciano forse senza parole, ci mettono di fronte alla nostra impotenza; ma non ci lascino indifferenti. Chiediamo che non ci lascino indifferenti, che ci rendano capaci di compassione".

Un appello che papa Francesco aveva proprio durante la sua visita a Lampedusa: "Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere". "Chiediamo, questa sera - ha concluso il Vescovo -, di non perdere la capacità di piangere. Convinti che Dio ha pianto e piange su queste vite derelitte, su queste speranze spezzate, su questa umanità segnata da così grandi ferite".

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Intervento dei direttori degli Uffici Migrantes del Triveneto

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«Stupore» e «dissenso per il linguaggio usato in questi giorni da personaggi che rivestono un ruolo pubblico», e l'invito «a ricordare l'appello di Papa Francesco al rispetto e alla responsabilità verso i migranti che, proprio nella stagione estiva, arriveranno ancora sulle coste italiane''.

A esprimerli sono i direttori degli Uffici Migrantes della Conferenza Episcopale Triveneto e il vescovo delegato monsignor Adriano Tessarollo.

fonte: Diocesi di Treviso

Dov'è tuo fratello?

I Direttori degli Uffici "Migrantes" della Conferenza Episcopale Triveneto esprimono netto dissenso e stupore per il linguaggio che in questi giorni hanno usato personaggi che rivestono un ruolo pubblico: parliamo del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli e dell'assessore ai flussi migratori della Regione Veneto Daniele Stival.

Il rispetto della persona, crediamo, sia richiesto e dovuto a tutti: denigrare chi riveste un ruolo istituzionale, perché non è di proprio gradimento o perché non è sulla stessa linea politica o perché ha un altro colore della pelle, squalifica semplicemente l'autore di quelle poco intelligenti e grossolane battute, tanto più poi se per non perdere il posto, entrambi sono ricorsi a scuse tanto poco convincenti.

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Rosarno un anno dopo

Rosarno un anno dopoUn anno dopo la rivolta di Rosarno poco è cambiato nella piana di Gioia Tauro.

Ricominciata la stagione degli agrumi i braccianti stranieri sono ricomparsi. Si mettono ai bordi delle strade, quando ancora è buio, in attesa che i "caporali" li portino a fare giornata. Riempiono cassette di arance e mandarini da mattina a sera per pochi euro, fino a sfinirsi dalla fatica. Di notte trovano riparo in qualche casolare fatiscente.

In Libia sono chiamati con disprezzo "kalifoo": schiavi a giornata; attraversate le coste diventano più elegantemente "transumanti".

Provengono per lo più da Ghana, Burkina Faso, Senegal e Mali; e sono tutti ragazzi, in genere, con non più di 30 anni.

Così, da agosto a settembre raccolgono pomodori nella Capitanata foggiana, da dicembre a gennaio le arance e i mandarini in Calabria, da febbraio ad aprile le patate in Sicilia, passando poi in autunno per le serre della Piana del Volturno, nel Casertano, e del Sele, a sud di Salerno.

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