Sintesi dei grandi temi paolini, di don Firmino Bianchin
Una terza area di approfondimento:
3. 1 Lettera ai Corinti 10,14-22 + 11,17-34
L’eucarestia fonte e punto di arrivo del vivere cristiano
Il segreto della crescita sta nella relazione col Mistero pasquale di Gesù che ci nutre fornendoci il necessario per il cammino. Alla sorgiva vocazionale della sequela (1Cor 1,9), Paolo fa seguire la necessità della Cena, ossia del Corpo-Persona e del Sangue (relazione di perdono purificante) della nuova creazione per restituirci alla novità di Cristo. Questa relazione si fonda sul patto unilaterale di Dio che perdona, guarisce, ci rende idonei ad esprimere il corpo nuovo.
Ne consegue che la koinonia è relazione di novità con Cristo e tra di noi in 1 Cor 10,14-22.
Il pasto eucaristico non è una semplice convivialità, ma interiorizzazione della capacità oblativa di Cristo alla sua comunità (“Questo è il mio Corpo-Persona, quello che è per voi” cf 1Cor 11,24-26). I simboli pregnanti di mangiare e bere obbligano il discepolo ad un ripensamento sulle letture riduttive e devozionali, come pure sugli approcci ritualistici alla Cena per orientarci ad una relazione dinamica e vitale con Gesù (1Cor 11,17). L’Eucarestia apre sulla creatività e fedeltà al sì vocazionale, qualsiasi esso sia: “fate questo per diventare la mia memoria”. E’ l’imperativo di costruire legami fraterni radicalmente rinnovati. La comunità non è primariamente un’istituzione giuridica ed economica, né le celebrazioni un palcoscenico rituale che piace agli occhi ma non cambia il cuore. La santità non è la nostra perfezione, ma l’amore di Dio datoci in Gesù mediante lo Spirito, da cui deriva e si nutre il nostro impegno.
La relazione col Corpo-Persona di Cristo che si dona (1Cor10,16+11,24-26) è prioritaria; ma essa deve suggerire molteplici provocazioni di vita (1Cor 11,28-29): l’apertura alle relazioni umane manifestando la novità oblativa di Cristo stesso (1Cor 11,24-26). Partecipando alla Cena del Signore e al suo dono (1Cor 16) saremo educati permanentemente alla solidarietà, al perdono alla condivisione. Quando tratta dell’Eucarestia, Paolo va in questa direzione. Chi partecipa alla Cena senza riconoscere che il sacramento fa dei discepoli un unico corpo (un sistema di relazioni fraterne solidali e missionarie), contraddice ciò che fa il Signore, mangia e beve la propria condanna (1 Cor 11,28-29) realizzando un’anti-cena. E’ ciò che Paolo denuncia nella comunità celebrativa di Corinto, perché essa non sa donarsi come il Signore Gesù. Si può mangiare il pane e bere il sangue lasciando che alcuni abbiano troppo ed altri patiscano l’indigenza. Celebrando così si mantengono le divisioni nella comunità, omologandoci alle ingiustizie che regnano nella società. Oggi, tenuto conto del peso delle istituzioni ecclesiali nella società e dei nostri esempi e silenzi sulle ingiustizie e l’impoverimento di molti, c’è il pericolo di contribuire a legittimarle.
Paolo invece prende sul serio la dimensione relazionale della chiesa considerandola una microsocietà, dove i discepoli di Gesù sono chiamati a vivere insieme in maniera diversa, abbattendo le barriere dei privilegi e degli egoismi, senza alibi per la difesa della propria realizzazione e sicurezza. La sfida è diventare “Corpo”: sistema di relazioni impostate sul dono illimitato di Gesù. Le osservazioni anche critiche di Paolo, come al solito, non demoliscono ma mirano al nocciolo della questione. Ai suoi occhi il disprezzo dei ricchi per coloro che non hanno nulla – e potremmo allungare la lista aggiornandola alla nostra condizione personale e comunitaria – non è solo una miopia etica, ma una lacuna teologica e spirituale.
per la riflessione
Quali sono oggi le minacce che dividono il Corpo di Cristo (la comunità), quali gli egoismi e i privilegi da smantellare, che gettano discredito nella chiesa di Cristo?
Quali le sfide irrinunciabili oggi e quali valori cristologici riproporre?
Quale discernimento per liberare la relazione vera con Cristo (relazione verticale) e con la Chiesa – storia (relazione orizzontale), al fine di diventare partecipi del Vangelo, noi e tutti gli uomini? (1Cor 9,23).
Come realizzare la capacità progettuale e sapienziale di Cristo in noi (Fil 2,5)?
Come diventare cittadini effettivi del Vangelo, senza dislivelli, facendo brillare nelle nostre comunità i valori trascendenti, in una cultura che presenta volti contraddittori (Fil 2,15)?
testo di don Firmino Bianchin
Comunità monastica S. Maria in Colle – Montebelluna. Novembre 2008


