Duomo di S. Donà di Piave

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S. Maria delle Grazie – Diocesi di Treviso

26 Agosto 2026

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Spiritualità

Sintesi dei grandi temi paolini, di don Firmino Bianchin

L’APPROFONDIMENTO DELL’ELEZIONE DA PARTE DI DIO (1,4-5)

L’oggetto del sapere di Paolo, Sila e Timoteo è l’elezione: l’essere scelti da Dio, un concetto centrale della predicazione paolina (cf. Ef. 1,4). Si tratta dell’innamoramento di Dio nei nostri confronti e nei confronti di Israele (Dt.7). Un atto tutto divino e irreversibile (cf. Rom. 9,11;11,28). La scelta di Dio è senza pentimenti e si estende oltre le frontiere di Israele fino a raggiungere tutti gli uomini: Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo figlio (Gv. 3,16).

La lettera ai Romani approfondirà questo aspetto dell’elezione – chiamata divina dicendo che essa è paradossale e sconvolge previsioni (Rom. 9,6-29), non è mai stata legata alle risposte umane. Paolo preferisce parlare della coerenza di Dio più che delle risposte umane che spesso sono lacunose. Paolo come Gesù mette in luce la misericordia di Dio più che i meriti o demeriti nostri. Paolo sottolinea che Dio non viene meno quando incontra il rifiuto.

La finale del cap. 11,33-36 della Lettera ai Romani parla della sapienza insondabile di Dio più che della disobbedienza di Israele. Una sapienza inaudita che sa trarre vantaggio proprio dalla tortuosità delle nostre storie. Una sapienza amante che riesce a trasformare i nostri no in sì (Rom. 10,31-32). Questa elezione salverà Israele e le nazioni perché è misericordia che raggiunge tutti e trasforma gli indurimenti dei cuori in nuova opportunità di salvezza.

Il tema dell’elezione porta Paolo a leggere la storia partendo da Dio e dalla sua misericordia, non da noi e dalle nostre fatiche e chiusure. Dio non fallisce nella sua fedeltà, forza e sapienza.

Dio non retribuisce semplicemente le obbedienze o le mancate risposte, Egli ha un piano, ed con molta pazienza lo porta a compimento, mostrando una grande capacità di sopportazione. Dio non vuole distruggere e solo la sua misericordia spiega le sue scelte. Dalla storia appare che Dio è affidabile e che la sua elezione è fondata sulla misericordia (Rom. 9,6-29), sulla pura gratuità. Dio è sovrano nelle sue scelte, motivate unicamente dalla sua assoluta gratuità. Egli non fa privilegi né danneggia escludendo; piuttosto usa una strategia che rompe le nostre meschine tradizioni religiose e culturali. Dio non esclude Israele se sceglie prima (sacco (Rom. 9,7-9; cf Gen. 21)

La preferenza del Giacobbe imbroglione rompe semplicemente con i diritti del primogenito Esaù (9,10-13; cf. Gen. 25,23). Perciò il Signore nell’agire elettivo non è legato ai nostri schemi che spesso finiscono per privilegiare alcuni, danneggiando altri.

Il suo piano di elezione – chiamata vuole salvare tutti, amare tutti. Dio elegge secondo una sua insondabile strategia che è misericordia e quando elegge fa esistere, mettendo in grado di essere all’altezza del suo progetto.

Ritorniamo al testo di Tess. 1.4-5

v. 4 Paolo ricorda la sua conoscenza e consapevolezza circa il tema dell’elezione e partecipa, ciò che lui ha capito un po’ alla volta riflettendo sulla vita a proposito di questo grande valore della chiamata divina. Prima di tutto l’apostolo collega l’elezione all’amore di Dio, senza fare discorsi astratti, leggendo piuttosto la storia della salvezza e la storia dei Tessalonicesi.

L’elezione è Abramo. (Isacco. Giacobbe. Israele. Gesù. Paolo, i cristiani di Tessalonica. ciascuno di noi. L’elezione divina è storia di persone; è la vita che rende leggibili i tratti elettivi.

Al v. 5 troviamo un “oti” esplicativo. L’elezione consiste appunto nel fatto che il nostro Evangelo non è accaduto presso di voi come un puro fatto di parole, come una ideologia astratta. Ecco la prima ramificazione dell’elezione: è accaduta presso di voi nel Vangelo – evento.

Proseguendo, troviamo una seconda ramificazione o sviluppo dell’elezione introdotta con un kathos. Un secondo poiché in parallelo con il primo, che invita i Tessalonicesi a capire meglio, a fare uno sforzo di approfondimento anche sul modo con cui i missionari si sono comportati in mezzo a loro e la loro dedizione per la comunità.

L’elezione si ramifica così in due approfondimenti sul fronte del Vangelo donato da Dio e sul fronte missionario che si è fatto mediazione e dedizione per i Tessalonicesi (1,5b)

Prima ramificazione dell’elezione

1.5 II nostro Vangelo non arrivò a voi soltanto in parole, ma attraverso la Parola e come sviluppo della predicazione annuncio sono accaduti e stanno accadendo tre eventi importanti:

1. La forza di risurrezione

2. Io Spirito Santo: da notare la posizione centrale

3. Un portare verso una pienezza abbondante.

Approfondiamo queste tematiche

Paolo parla del nostro Vangelo, non perché è suo e lo ha idealizzato lui; Paolo sa benissimo che la sorgente del Vangelo è il Padre, e che Cristo è colui che storicamente Io ha attuato, tuttavia questo immenso dono è anche dei missionari nel senso che essi se ne appropriano, lo assimilano. Essi sono dei testimoni non dei megafoni metallici.

Un Vangelo appassionatamente apprezzato, amato, interpretato, assimilato espresso con la vita e con l’annuncio. Un Vangelo che attraversa la loro vita, trasformandola. Questo Vangelo è ora donato ai Tessalonicesi. Che cosa succede quando il Vangelo è donato e recepito?

Esso ci mette in contatto con il dono dello Spirito. IL Vangelo non è altro che il dono incessante dello Spirito che realizza una creazione nuova. Il dato primitivo a cui Paolo si rifà è quello delle apparizioni pasquali in cui il Risorto si presenta come colui che dice: “ricevete lo Spirito”. Si tratta di una comunicazione di vita che ci fa passare dalla fragilità storica alla integrità propria dei figli di Dio.

La risurrezione della vita inizia dalla comunione dello Spirito del Risorto; è lo Spirito che ci fa ascendere al Padre di Gesù e nostro (Gv. 20,17).

I discepoli non giunsero in un giorno a questa chiarezza teologica, ma per gradi e per tappe. Lo Spirito è pensato sulla scorta della tradizione biblica come vitalità, come capacità di vita, come amore, come sapienza, come forza che fa risorgere fino alla pienezza, come nuova nascita, come guida, come colui che organizza la vita (cf. 1 Cor. 12-14), come fonte di perdono ristrutturante da cui scaturiscono i vari doni del Risorto.

E’ lo Spirito che scrive nel cuore – interiorità (2Cor. 3,3-6) la lettera di Cristo.

In altre parole, esso rende leggibili in noi i lineamenti, i tratti caratteristici dell’umanesimo di Cristo, con schemi assolutamente innovativi ed oblativi (Gal. 5,22).

E’ lo Spirito che ci costruisce conformi all’immagine del figlio suo (Rom. 8,14; 8,28-29), che focalizza i tratti di Cristo e ci insegna ad assimilarli. Lo Spirito scatena tutta questa forza sapienziale che applica il Vangelo di Cristo a noi.

Paolo allora con un’affermazione concisa dice: lo Spirito ci mette a contatto con la forza incessante della Risurrezione.

Per Paolo lo Spirito, (con un’affermazione azzardata, quasi eretica) è il “concentrato di Cristo morto e risorto” che raggiunge ciascuno di noi applicando tutta la forza dei suo dinamismo pasquale, fino a determinare anche la nostra risurrezione pari alla sua (Col 3,11). Si tratta di un concentrato sapienziale, illuminante, in grado di indirizzare, liberare e raddrizzare la nostra vita costruendola secondo la progressione della pienezza di vita di Cristo. Dunque una forza permanente “Dynamis” che porta a pienezza completa la nostra vita (pléroforia pollé). Il Cristo annunciato agisce, dona lo Spirito che realizza in noi la Pasqua sua, fino alla pienezza. Si comprende così come l’annuncio non sia una presentazione teorico-astratta ma l’offerta di una persona che, accettata, diviene la forza segreta della nostra vita e l’abbondanza progressiva che ci insedierà nella condizione ricchissima di Dio stesso.

Ricevendo il Vangelo, i cristiani ricevono lo Spirito Santo che realizza in noi la presenza di Cristo morto e risorto, in una forma particolarmente vitale ed energetica capace di costruire una pienezza progressiva, finchè sarà attuato in noi tutto il sogno di Dio: la sua gloria, la sua vita in noi (1 Cor 15,28).

Pleroforia indica un movimento che porta a pienezza.

L’elezione per Paolo consiste dunque in questa prospettiva che abbiamo visto. Si tratta di un’analisi approfondita, maturata dall’osservazione della vita.


Passiamo ora alla seconda ramificazione (v. 5b) introdotta da kathos oidate.

un’elezione data dal fatto che “voi sapete quali noi diventammo in mezzo a voi, a causa di voi”. E’ un po’ un bisticcio di parole, una frase pasticciata. L’elezione che si è realizzata presso i Tessalonicesi ha coinvolto anche i missionari; ripensandoci, Paolo chiede ai cristiani di capire come i missionari si sono comportati e come i Tessalonicesi per i missionari stessi.


3. La fede come impegno di assimilazione del Vangelo di Cristo morto e risorto.

La fede è un’apertura incondizionata, un fare spazio totale, completo, illimitato. E’ il primo sì, senza se e senza ma. E’ un’apertura progressiva, una crescita lenta, assimilazione maturata in scelte concrete di vita. Il tempo vissuto come fede, Cristo. infatti non ti libera dal male in un giorno, nè ti matura in un istante; tutto avviene lungo l’asse del tempo, su questo asse storico Cristo ti lancia verso il massimo di te stesso.

Il Cristo accettato totalmente penetra pian piano la tua vita, l’anima, e lentamente, in tutti gli aspetti della vita concreta. E’ il Cristo che diventa protagonista della esistenza, l’io i­spiratore.

Un terzo momento di questa esperienza di fede è quello comu­nitario. Le persone che credono, che già sono impegnate nell’assimilare Cristo si mettono insieme e cercano di condivi­dere il proprio desiderio di vivere Cristo, di storicizzare Cri­sto. Lo stare insieme fa crescere ulteriormente, fa nascere un gruppo che ha contenuti omogenei. C’è uno scambio, un sostegno reciproco della fede.

Esemplificazione: Gal 2,16 + 8,19b -20 + Fil 1,21.

4. Giustificazione

Giungiamo così al difficile e complesso termine della giusti­ficazione. Sedaqah indica probabilmente pareggio tra un progetto, un disegno e qualcosa che gli corrisponde, che lo riproduce, che lo storicizza. La giustizia stabilisce una specie di livello progressivo tra quello che Dio ha sognato di noi e la nostra real­tà corrispondente. Dio ha inventato una formula piena dell’uomo e vuole trovarla nella storia, in ognuno di noi. Questo modello di uomo ideale in Paolo non è una chimera, è Cristo.

Se negli uomini si rendono leggibili, visualizzabili i tratti di Cristo allora abbiamo una umanità piena, realizzata. Non c’è quindi prima l’uomo e poi il cristiano, c’è invece l’uomo secon­do l’immagine di Gesù, secondo il sogno di Dio.

Quando l’uomo porta nella sua vita concreta, nel suo compor­tamento, nelle sue scelte, nel suo esprimersi, i tratti, l’imma­gine di Cristo, abbiamo il processo di giustificazione in atto, il cui sviluppo si placa nell’escatologia. La vita allora conosce una spinta, un di più, un futuro che urge, un futuro che ci ap­partiene come la nostra identità, un futuro che sentiamo come il risultato di un cammino, quella che Dio ci fa intravvedere chia­mandoci.

Adesso l’uomo si trova in uno stato di giustificazione parzia­le, di spareggio. Dio però non indietreggerà; non prende paura di difficoltà, egli raggiunge l’uomo, lo disaliena e lo riporta gradualmente verso la direzione della figliolanza, cioè nell’espe­rienza stessa di Cristo mediante il suo Spirito. L’uomo giusti­ficato è l’uomo ricomprato, redento, disintossicato, svuotato dal male e riempito progressivamente di Dio, della sua vita, la vita dello Spirito.

Esemplificazione: 1 Cor 1,30 – Sapienza – santificazione – redenzione

Rm 8,28-30 Chiamata – conformi al Figlio – giustificazione – glorificazione.

Rm 8,28-30 Il piano di Dio, la nostra Vocazione

Allargando la prospettiva Paolo intravede il progetto vocazionale in maniera dettagliata e parla di

un indirizzo perché l’uomo prenda la forma di Cristo;

dell’opera per realizzarlo

della meta finale della Risurrezione (gloria).

Il v. 28 fa da cerniera con la precedente sezione e con ciò che segue. Paolo osserva il piano di Dio, e lo vede non come qualcosa che riguarda il singolo, ma come lo sviluppo della storia stessa. Egli dice: “sappiamo che per coloro che amano Dio tutte le cose concorrono al bene. Oppure: Dio coordina tutta la realtà al bene”. Possiamo tradurre così l’affermazione paolina: noi non sappiamo i singoli dettagli del piano di Dio, ma sappiamo qualcosa di essenziale, di globale di esso: che Dio sta organizzando la realtà in modo che confluisca e realizzi la positività suprema della vita. Questo getta una luce di speranza anche nei luoghi oscuri della storia. Amando Dio ci fidiamo di lui. Amando è più facile, o è meno difficile, quando non capiamo, di lasciarci portare dall’onda della fiducia.

“Per coloro che amano” non va inteso in modo limitativo; Dio non sarebbe Dio se amasse solo alcuni, o i più buoni. Egli fa festa e vuole che tutti lo incontrino. Dio si impegna esplicitamente ad organizzare proprio nel caos della storia, il nostro bene, lo fa e lo farà come sa costruire Lui. A questo punto Paolo allarga la prospettiva intravedendo le tappe stupende del piano di Dio.

In questo piano egli coglie come prima tappa la vocazione: Dio ci chiama per nome, ci dona un’identità non generica, ma secondo il suo sogno (v. 28b).

La seconda tappa: v. 29 – Coloro che conobbe in antecedenza, cioè coloro che ha amato facendoli oggetto del suo amore (conoscere)… questi Dio li ha disegnati e li sta indirizzando. Verso che direzione? Dio li accompagna a prendere la forma e i tratti del Figlio suo, il primogenito di tutti i suoi fratelli uomini.

La terza tappa: v. 30 – Dio ci ha sognati, ci indirizza, ci notifica, ci chiama verso questo sogno altissimo; per questo sviluppa un’azione nella storia per portarci a questa meta. E’ il Vangelo dinamico che aggancia la vita di ciascuno e la trasforma. Dio, attraverso questa azione pasquale, ci riempie dei suoi valori e della sua gloria, che fa pensare alla Risurrezione in atto giorno dopo giorno, fino alla pienezza che giungerà anche attraverso il nostro impegno assimilativo del Cristo donatoci.

5. La chiesa

Quelli che vivono questa esperienza, e Paolo l’ha sco­perta nel Battesimo, nell’Eucarestia, che cosa diventeranno? lCor 10,17: Noi, in molti, partecipando di un solo pane, ri­ceviamo il Corpo di Cristo e allora in molti diventiamo un solo corpo. Chi vive il cammino della giustificazione neces­sariamente si incontra, si scopre come invitato, convocato; abbiamo così il passaggio dalla vita della giustificazione alla vita della realtà ecclesiale, sotto la spinta e la regia della forza di Cristo che si attua nello Spirito santo.

1 Cor 12

6. Escatologia

La vita della progressiva assimilazione di Cristo non è l’attesa della morte, della fine, ma un sapersi immergere nel filone della storia e diventare protagonisti mediante una condotta santa e pia. Così facendo si accelera e si at­tende il giorno del Signore.

L’escatologia è capacità di far maturare nella storia quei valori tipici che si troveranno a livello di compiutezza nei cieli nuovi e nella terra nuova, dove abita la giustizia. L’escatologia allora rappresenta come una punta di tensione continua della vita e della storia, è il desiderio di quali­ficazione incessante che nello scorrere e divenire dei fat­ti e dei valori si avvicina alla meta e alla conclusione fi­nale della opera realizzata.

La vita del cristiano e, della chiesa è una vita che guar­da verso un di più, che lo avverte, lo sente. Sente un futuro e vi si impegna gettando tutte le risorse di cui dispo­ne. Sa impegnarsi: nel tempo, non logora i propri ideali, li tiene con fermezza, vi si appassiona e ostinatamente li vuole realizzare. Questa escatologia è un già presente che va crescen­do, è un già a nostra portata, ma il compimento ci sfugge e noi lo inseguiremo.

7. Koinonia – Eucarestia come cammino verso l’escatologia: la gloria (Rm 8,30)



LA PARTECIPAZIONE OPEROSA ALLA COMUNIONE COL VANGELO (Fil 1,3-11)

3 Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi,

4 sempre in ogni mia preghiera pregando per tutti voi con gioia,
5 a motivo della vostra partecipazione al vangelo dal primo giorno fino ad oggi;
6 sicuro ormai di questo: Colui che ha cominciato tra voi un’opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
7 È giusto che io pensi così di tutti voi, perché vi ho nel cuore, voi tutti che siete compartecipi con me della grazia nelle mie catene e nella difesa e consolidamento del vangelo.
8 Dio infatti mi è testimone di quanto desideri tutti voi con l’amore di Cristo Gesù.
9 E per questo prego: che il vostro amore continui, ad abbondare sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento,
10 in modo da accertare ciò che è meglio ed essere puri e irreprensibili per il giorno di Cristo,
11 ricolmi del frutto di giustizia quello [che matura] per mezzo di Gesù Cristo a gloria e lode di Dio.

LA CHIAMATA ALLA COMUNIONE CON IL FIGLIO ( 1 Cor 1,4-9)

4 Rendo grazie al mio Dio continuamente per voi, per la grazia che Dio vi ha concesso mediante Cristo Gesù.

5 Egli infatti per mezzo di Lui vi ha arricchito di tutto, di tutti i doni di parola e di conoscenza,

6 così la testimonianza che diamo di Cristo è stata confermata tra voi,

7 fino a tal punto che non vi manca alcun Dono, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo;

8 Egli anzi vi manterrà stabili sino alla fine in modo che siate inaccusabili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo.

9 Fedele è Dio, è Lui che vi ha chiamati alla comunione col Figlio suo Gesù Cristo Signore nostro.

LA COMUNIONE EUCARISTICA ( 1 Cor 10,14-22)

14 Perciò, miei cari, fuggite l’idolatria!

15 Parlo come a persone intelligenti giudicate voi stessi ciò che dico:

16 la coppa di benedizione che noi benediciamo non è c o m u n i o n e col sangue di Cristo? il pane che noi spezziamo non è c o m u n i o n e col corpo di Cristo?

17 Poiché uno solo è il pane, noi pur essendo molti formiamo un solo corpo, tutti e ciascuno infatti  partecipiamo di quest’unico pane.

18 Considerate l’Israele secondo la carne: coloro che mangiano le vittime non sono compartecipi dell’altare?

19 Cosa dunque voglio dire? che la carne – immolata – all’idolo è qualcosa o che l’idolo è qualcosa?

20 Assolutamente: quello che si offre in sacrificio ai demoni e non a Dio si sacrifica. Non voglio che voi entriate in comunione coi demoni.

21 Non potete bere la coppa del Signore e la coppa dei demoni. Non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni.

22 O vogliamo ingelosire il Signore? Siamo forse più forti di lui?

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