Ricordando don Adriano Toffoli, quasi una vita…

Tracciamo qualche breve tratto della vita di don Adriano Toffoli, recentemente scomparso a Monastier all’età di 89 anni. Egli fu cappellano della parrocchia Santa Maria delle Grazie (Duomo) dal 1962 al 1974, periodo in cui fu retta dall’arciprete mons. Angelo Dal Bo.

Don Adriano era originario di Salgareda (TV), dove nacque il 22 aprile 1931: era il terzo dei figli della mamma casalinga e del papà sarto. Rimase orfano del papà sin da piccolo. Entrò poi in seminario e venne ordinato sacerdote nel giugno 1955. Per un anno fu cappellano Casale sul Sile, quindi a Mussolente fino al 1962, quando venne destinato a San Donà di Piave.

Qui l’entusiasmo di giovane presbitero lo portò a spendersi per la realtà giovanile, quale insegnante di religione al liceo scientifico e classico e poi in particolare nel mondo scautistico, favorito in questo dal suo grande amore ed interesse per la vita, la montagna e le bellezze del creato.

Collaborando con il parroco Dal Bo e gli altri cappellani, visse a San Donà gli anni segnati da grandi cambiamenti e fermenti sociali, che la Chiesa stava vivendo nel solco del rinnovamento del Concilio Vaticano II, ponendosi in ascolto dei mutamenti come segni dei tempi nuovi. Anche don Adriano si lasciò coinvolgere pienamente nell’impegno di intraprendere metodi e cammini pastorali nuovi.

La Chiesa sandonatese di quegli anni era poi in trasformazione per il frazionamento dell’unica grande parrocchia del Duomo e l’erezione delle nuove: Santa Maria Assunta di Mussetta (1962), San Pio X (1966), San Giuseppe Lavoratore (1971).

Don Adriano fu persona di fede, umile e grande umanità, capace di creare numerosi legami di amicizia duratura. Egli ha lasciato una traccia profonda, in particolare nelle giovani generazioni, con cui ha vissuto esperienze forti, quali l’accompagnamento a Taizè o il viaggio nell’allora Cecoslovacchia (1972).

Oltre agli impegni pastorali della parrocchia, seguì l’Azione Cattolica e soprattutto l’Associazione Guide Italiane (AGI), nata il 28 dicembre 1943 a Roma. La nascita ufficiale del primo Reparto sandonatese dell’AGI “S. Giovanna D’Arco” si ebbe il 28 settembre 1947, giorno della promessa delle prime otto guide. La capo reparto era la diciannovenne Lucia Bastianetto, figlia di Celeste, il quale aveva avviato l’esperienza scout a San Donà negli anni ‘20.

I primi assistenti ecclesiastici del gruppo femminile sandonatese furono i cappellani don Bisson, don Busato e don Bellinaso. Le giovani si riunivano dapprima all’Orfanotrofio (ora  Casa Saretta), poi all’Asilo San Luigi ed avevano come sede un deposito agricolo nelle campagne presso il Canale Navigabile.

Ebbene, al suo arrivo a San Donà, don Adriano divenne l’Assistente spirituale di tale gruppo. Nei primi anni ’70 cominciò il cammino per coordinare assieme l’attività maschile e femminile. In quel periodo le guide si riunivano all’Asilo San Luigi, avendo come assistenti don Adriano ed il salesiano don Paolo Penzo. Nel 1974 ci fu l’unione dei due gruppi sandonatesi femminile (AGI) e maschile (ASCI) per formare l’attuale AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani).

Ha scritto don Adriano nella sua presentazione (dal titolo “quasi una vita”) del libro sulla storia dello scautismo sandonatese (2014): “Devo confessare che sono stato fortunato per la varietà di esperienze che sono stato chiamato a vivere in prima persona e che hanno segnato la mia vita di uomo e di sacerdote. Tra le più significative è stata quella di Assistente Scout dell’AGI e in seguito dell’AGESCI. Per dodici anni… vi ho trovato stimoli e suggerimenti per vivere anche il mio sacerdozio, nei suoi primi anni… Ho imparato a tenere sempre gli occhi aperti sulle persone e sul mondo che mi circonda: tutto mi parla di Dio e della Sua Misericordia.

Il sacerdote raccomandava alle sue guide: “Avvisatemi del vostro matrimonio, perché voglio essere presente…” E molte le sposò proprio lui.

A questo proposito è interessante ricordare una sua sensibilità ed attenzione verso il parroco. Molti fidanzati di quel periodo di fine anni ’60 e primi ’70 chiedevano di celebrare il loro matrimonio ai vari cappellani o sacerdoti religiosi amici. Ebbene, fu don Adriano a suggerire a due di loro di domandare invece al parroco di sposarli: i due fidanzati seguirono la sua indicazione e videro mons. Dal Bo commuoversi per la felicità…

Nei suoi ultimi mesi a San Donà, don Toffoli fece le veci del parroco, che era gravemente ammalato e morì assistito in canonica il 28 maggio 1974. A quel periodo sono legati due fatti che riguardano giovani sacerdoti sandonatesi.

Don Ugo Montagner fu ordinato nella Cattedrale di Siena il 12 giugno. Mons. Dal Bo aveva raccomandato a don Adriano che il giorno in cui il novello sacerdote avrebbe celebrato la prima Messa in Duomo (fatto che avvenne il 16 giugno), doveva far suonare le campane a lungo: e fu così. Le campane del Duomo erano per mons. Dal Bo particolarmente care: aveva espresso il desiderio che fossero suonate a festa anche il giorno della sua morte.

Di lì a breve, poi, nel luglio di quel 1974, il diacono salesiano Francesco Cibin ritornò in Italia dal Brasile per la sua ordinazione sacerdotale, che doveva tenersi nel Duomo di San Donà.

Al principio la data stabilita doveva essere il 30 agosto, giorno del suo compleanno, ma su consiglio di don Adriano, si anticipò la funzione al 24 agosto. Infatti, a fine mese sarebbero stati tutti impegnati per l’arrivo del nuovo parroco, mons. Bruno Gumiero, e così il novello levita non avrebbe potuto essere seguito adeguatamente. Don Francesco Cibin celebrò la sua prima Messa il giorno successivo, sempre in Duomo.

Poco dopo l’arrivo di mons. Gumiero, don Adriano Toffoli si trasferì quindi nella parrocchia San Bartolomeo Apostolo di Resana, che avrebbe retto quale parroco per 22 anni, sino al 1996. Lì egli espresse l’azione pastorale della sua maturità come guida della comunità, non solo nel campo giovanile, ma anche degli adulti, delle famiglie, del lavoro, delle persone fragili e sofferenti, delle missioni e dei Paesi in via di sviluppo.

Seguirono i 15 anni di parroco a San Nicolò e Santo Stefano di Treviso, dove egli poté coltivare pure la passione per l’arte. Ebbe modo di vivere anche lo spirito di fraternità sacerdotale grazie agli incontri di studio del Vangelo che promuoveva in canonica, assieme all’impegno per la Caritas come incaricato vicariale per la città.

Raggiunti i limiti di età, su iniziativa di alcuni fedelissimi amici, nel 2011 don Adriano ritornò a San Donà, affiancando don Luciano Cervellin quale collaboratore pastorale nella parrocchia di San Giuseppe Lavoratore.

Dal 2014 si trasferì infine nella Casa Soggiorno “Villa delle Magnolie” di Monastier, dove svolse il suo ministero di sacerdote e mantenne i contatti con moltissime persone, grazie al suo carisma spirituale che nel tempo aveva consolidato legami di profonda amicizia.

In questi ultimi anni egli ha potuto incontrare serenamente gli ospiti e personale della struttura, i parenti ed i numerosi amici. Con molti di quest’ultimi conosciuti a San Donà si era ritrovato per celebrare il cinquantesimo di sacerdozio a Casa Saretta il 19 giugno 2005.

L’ultimo anno vissuto nella pandemia è stato particolarmente difficile per lui, per l’interruzione delle numerose visite ed incontri che abitualmente aveva nella quotidianità.

I funerali di don Adriano si sono svolti il 16 gennaio 2021 nel Tempio San Nicolò di Treviso, dove fu parroco, presieduti dal vescovo Michele e concelebrati dal vescovo emerito mons. Paolo Magnani e da molti altri sacerdoti.

Alle esequie hanno potuto assistere in diretta streaming moltissimi suoi amici anche da Padova, Villafranca, Treviso, Monastier, San Donà, Lombardia, Piemonte e Sardegna, Gerusalemme, Praga, Slovacchia, Guinea Bissau e Sierra Leone…

Una cerimonia di commiato si è quindi svolta nella chiesa parrocchiale di Resana di cui don Adriano è stato nominato cittadina onorario e – come da sua volontà – è stato sepolto nel cimitero locale.

Scriveva ancora don Adriano nella presentazione nel libro sullo scautismo sandonatese: “Con nostalgia ripenso alle parole che spesso cantavamo al calar della sera: portami Tu lassù Signor, dove meglio Ti Veda”.

 A cura di Marco Franzoi