Esequie di Mons. Bruno Gumiero

Omelia del Vescovo Michele Tomasi alla celebrazione delle esequie di Mons. Bruno Gumiero.

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dopo i saluti: 

“Guardando indietro alla lunga vita di don Bruno  si scopre di attraversare davvero la storia del mondo e della Chiesa letteralmente in un secolo intero – e di quel secolo che ha visto una serie di sconvolgimenti e di cambiamenti epocali quasi senza pari nella storia dell’umanità – e verrebbe il desiderio di guardare a quelle vicende attraverso il suo sguardo, cioè con lo sguardo di un prete dedito, intelligente, al contempo appassionato della vita, del ministero, della Chiesa – a detta di tutti – equilibrato, sempre ammirato, stupito, riconoscente dei tanti doni di Dio che sapeva cogliere e riconoscere, per sé e per gli altri.

Forse verrà anche un futuro in cui questo sguardo e questo racconto, verranno fatti  per aiutarci a vivere con impegno e speranza la nostra attuale e anche la futura missione di Chiesa. Ricordo solo in un’intervista che ho letto per i suoi ottant’anni, lui già faceva un bilancio,  aveva previsto per questo nostro terzo millennio un periodo in cui “i popoli si presentano in condizioni radicalmente nuove per culture, progresso tecnico, facilità di rapporti, innumerevoli e rapidissimi mezzi di comunicazione” – prevedeva che la Chiesa si sarebbe dovuta “presentare come «popolo di Dio» chiamato a testimoniare nel mondo Cristo salvatore di tutti e non come un’agenzia che tramite professionisti gestisce servizi religiosi”  e per lui insieme preti, religiosi, religiose, laici, impegnati, attivi, contro lo scoraggiamento di vedere l’impegno pastorale, questa è una sua espressione, come un “lavoro in perdita”.

Ma ora, salutando don Bruno nel suo passaggio a quella Casa del Padre cui ha sempre orientato la sua speranza, ascoltiamo ancora una volta con lui la Parola di Dio, che per lui è stata alimento, orientamento, guida, consolazione, fonte di gioia.

In 78 anni di ministero sacerdotale egli ha vissuto quanto San Paolo ha proclamato alla comunità dei cristiani di Roma e che abbiamo appena udito proclamare.

Questo suo passaggio ora di vita in vita che ora siamo chiamati ad accompagnare è già nel segno della Risurrezione, proprio perché dal momento del Battesimo per lui come per ciascuno di noi ogni istante di vita è nel segno della morte di Cristo, nel segno del dono supremo della vita che, solo, da senso e significato e prospettiva di vita eterna dei discepoli di Cristo: “Se infatti siamo stati intimamente uniti a Cristo a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione” (Rm 6,5).

Ha saputo guardare ad ogni istante della vita come a un dono. Don Bruno ha mantenuto sguardo e parole di fanciullo. Non perché questi fossero leggeri, superficiali o ingenui, ma piuttosto perché sapevano vedere il bene presente e anche quello possibile.

Perché ha saputo, solo per fare un esempio – ma quanti ne ho sentiti narrare in questi giorni, e di quanti è testimone ciascuno e ciascuna di voi qui riuniti – ha saputo ricordare pochi anni fa, in un suo autografo del 2017, don Antonio Dal Colle, il parroco di Piombino Dese, “il mio parroco”, come ha scritto. Lo ha descritto, come “persona che è stata per la vita un dono grande, non oso dire determinante” e lo ricorda presente in passaggi importanti della vita, fin dalla prima Confessione e prima Comunione, e in quell’occasione ricorda anche la propria manifestazione del desiderio “anzi della volontà”, già espressa prima alla madre: “io voglio diventare prete”.

Mi ha molto colpito la lettura di questa pagina così personale, perché svela questo tratto bello e credo anche evangelico della persona di don Bruno che ha saputo apprezzare, accogliere, e trovare il bene in ogni cosa, nel creato, nelle situazioni della vita, e soprattutto nelle persone, e che a tanti anni di distanza ha saputo ricordare “il suo parroco” con tale delicatezza ed affetto. Di fronte a tutto viveva con ammirazione e stupore. E ha sempre voluto bene ai preti. Alcuni confratelli mi hanno raccontato come non ricordino di averlo mai sentito parlare male di qualcuno, e davvero non stento a crederlo. È probabilmente un atteggiamento anche dovuto alla natura, all’indole, all’educazione, ma è soprattutto frutto del poter vivere la vita come dono: dono di vita realizzato sulla Croce da Cristo e vissuto da tutti noi nella Risurrezione.

Don Bruno insegna anche a noi, dunque, una via possibile, quella di credere anche noi a quanto il Signore ci dona, innestati come siamo in Lui, accolti dal suo grande amore, trasformati per sua volontà prima e al di là di ogni nostro eventuale merito.

Richiamo qui altre due frasi sue. Una scritta nel 2007 in una sua meditazione “pensando alla morte”, così l’ha intitolata. In quello che sembra quasi un canto di amore a Gesù e alla vita, afferma tra l’altro, in un dialogo con il Signore, guardando al suo sacerdozio: “Ora sono vecchio e tanto felice che Tu mi abbia chiamato”. Una vita di impegno, di dedizione, anche di fatica, di prove, di difficoltà, di servizio alla Chiesa  riassunta nella felicità di essere stato chiamato dal Signore, al di là di ogni aspettativa e senza nulla attribuire alle proprie capacità (che pur c’erano, e tante).

L’altra sua frase è contenuta nel breve video realizzato per salutare i parrocchiani di San Donà il giorno della festa per i suoi cento anni, in Casa del Clero: “I miei cento anni non sono mica merito mio, è il Signore che ha tanta pazienza, e spera che diventi un po’ più buono”.

Davvero, “se non diventerete come bambini” …

Ora noi qui celebriamo Eucaristia, è il tempo di Dio che irrompe, fonte e culmine di benedizione, nella vita e nel tempo di noi uomini.

Viviamo anche in questa celebrazione l’affidamento pieno al Padre espresso nelle parole del salmo che abbiamo insieme cantato: “il Signore è il mio pastore, non manco di nulla” (Sal 23), con le quali don Bruno ha voluto esprimere il senso di quanto ha imparato nel suo servizio di assistenza spirituale in Casa di Riposo e al Piccolo Rifugio, dopo il suo ministero di parroco qui a San Donà.  Si è sentito guidato, preso per mano e accompagnato dal Signore, “Ho dato poco e ricevuto molto…, quanti esempi di Fede, di preghiera, di fortezza nella prova, di serenità da parte di persone semplici…il Signore costruisce la santità nell’umiltà della vita”.

Dopo una vita scandita dalla fedeltà alla celebrazione eucaristica, don Bruno ha saputo far risuonare nella concretezza della sua vita la frase del salmo che ripete “davanti a me tu prepari una mensa” e commenta così: “sono partecipe della mensa meravigliosa della Spiritualità Eucaristica che mi viene offerta al Piccolo Rifugio”. Ancora una volta scambio di doni, reciprocità ammirata, umiltà profonda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6, 54-56).

Ecco la Parola che abbiamo udito nel Vangelo, ecco la Parola che oggi ci consegna  la liturgia. Ecco la Parola alla quale noi sappiamo di poter consegnare la vita e la testimonianza di don Bruno che è tornato alla Casa del Padre nella mattina della festa di Maria Assunta in cielo, primizia con Gesù dei discepoli che ricevono la vita. Aveva

scritto così: “Tu, mio Signore Gesù, mi hai donato tua Madre perché sia anche per me Madre. Me la sono sentita sempre vicina fino da quando ero bambino, mi ha difeso, protetto, incoraggiato, mi è stata davvero Madre”.

Anche alla Madre Maria possiamo ora affidarlo con fiducia.”