Duomo di San Donà
20 Luglio 2026

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S. Maria delle Grazie – Diocesi di Treviso

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Piccolo RifugioStoria e PersoneVite da raccontare

Serva di Dio LUCIA SCHIAVINATO (1900-1976)

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Lucia Schiavinato già dalla tenera età portava nel cuore il desiderio di amare e donarsi al Signore, accogliendo i piccoli, anziani, ammalati e bisognosi di ogni età. Vedeva in loro il volto di Dio e faceva di tutto per prenderli in braccio, dar loro baci e carezze, curarli e chinarsi sulle loro sofferenze, condividere insieme la vita. Era allora chiamata da tutti “Mamma Lucia”. In ogni situazione, anche la più difficile, ripeteva sempre “l’Amore vince!”, che divenne il motto della sua vita e dell’Istituto Volontarie della Carità, da lei fondato nel 1954 ed approvato dal Vescovo di Verona il 18 febbraio 1968. Dal 1964 Lucia varcò l’oceano in nave 30 volte per seguire di persona le varie opere avviate anche in Brasile. Dal 23 febbraio 2018, i suoi resti riposano in un sacello dietro all’altare della Cappella dell’Adorazione del Piccolo Rifugio di San Donà.

Mamma Lucia ha una forte predilezione per gli anziani soli, i bimbi abbandonati, i disabili fisici e psichici, anche gravissimi. La sua azione ha nutrimento nelle ore di Adorazione eucaristica soprattutto notturne.
Nel 1999 è introdotta nella diocesi di Treviso la sua causa di beatificazione e canonizzazione. Dal 15 agosto 1999 l’Istituto Secolare Volontarie della Carità è di diritto pontificio.
Nel 2001 gli atti del processo diocesano sono consegnati alla Congregazione delle cause dei santi a Roma.

Cenni biografici

Lucia Eleonora Schiavinato nasce a Musile di Piave il 31 ottobre 1900 da Guglielmo (cassiere di banca) e Maria Pia Stalda (maestra). Ha due fratelli più grandi, Maria e Menotti. Riceve il Battesimo nella chiesa parrocchiale di Musile. È fragile di salute, ma cresce umanamente e spiritualmente, con fiducia nella Provvidenza. Nel 1907 la famiglia si trasferisce nella vicina San Donà, in una villetta nell’attuale via Dante Alighieri. Lucia ottiene la licenza elementare grazie alle lezioni della mamma, perché la sua salute non le permette di frequentare la scuola. Nel novembre 1917, con l’arrivo dell’esercito austro-ungarico, anche gli Schiavinato sono profughi e devono separarsi: il papà va a Firenze seguendo il suo direttore di banca, mentre Lucia, con la mamma e i due fratelli, va in Liguria. Da adolescente sente di doversi impegnare nella vita cristiana e di apostolato: fa parte dell’Azione Cattolica femminile e della Conferenza di S. Vincenzo. Iniziano i suoi momenti di intensa preghiera, specialmente nell’Adorazione eucaristica. Quando nel 1921 il vescovo Longhin la chiama al Congresso Eucaristico di Treviso, relaziona sul tema “La giovane e l’amore al S.S. Sacramento. Visita-Adorazione-Cura dell’altare”. In questo clima spirituale matura la sua vocazione. Scrive un “Programma di vita” ed organizza la sua giornata vivendo preghiera ed azione in un unico dono al Signore, per la vita dei fratelli più soli e bisognosi.

Il 23 dicembre 1935 in una stanza presa in affitto nel “Campiello”, una stradina di San Donà (attuale Vicolo Nuovo), accoglie una donna vedova e con disabilità: è la prima ospite di quello che sarà il “Piccolo Rifugio” (già Rifugio San Vincenzo). In poco tempo sono morti la mamma ed il papà, vivendo il dolore con fede e nella fiducia di rivederli in Paradiso. La statua della Vergine nella grotta di Lourdes all’Orfanotrofio (ora Casa Saretta) è stata offerta dalla mamma morente. Adiacente alla casa paterna Lucia acquista una nuova abitazione per il Piccolo Rifugio, dove accoglie ospiti di ogni provenienza. Nel 1941 si inaugura la Cappella dell’Adorazione a Gesù Eucarestia. Negli anni della guerra mondiale accoglie anche alcune donne ebree e collabora con i nuclei partigiani cattolici. In uno dei bombardamenti della città (10 ottobre 1944) è colpito il Piccolo Rifugio (dove muoiono 6 ospiti), che deve sfollare prima all’Orfanotrofio e poi a Campo di Pietra (TV). Sollecitata dal parroco Saretta e da altri amici, nel 1946-51 si impegna in politica nel Comune, divenendo Assessore all’Assistenza sociale e sanitaria, e poi nel Consiglio provinciale di Venezia (1956). Nel 1954, a Possagno (TV), ha inizio l’Istituto secolare “Volontarie della Carità”, le prime 12 donne che si metteranno a disposizione per aiutare e sostenere con l’Adorazione eucaristica ed il servizio gli ospiti accolti nelle varie sedi dei Piccoli Rifugi: Roma (1955), Ferentino, Vittorio V.to, Campocroce di Mogliano V.to (1957), Bologna, Verona (1960), Rimini, Noale e Trieste (1962). Nel 1958 nasce la rivista “Amor Vincit”. Il 31 marzo 1964 Lucia, con tre Volontarie, compie il suo primo viaggio in Brasile per un servizio di carità tra i più poveri tra i poveri, tra i quali i lebbrosi. Nel 1975, libera da impegni, si fermerà al lebbrosario di Grajaù. Quell’anno partecipa al Congresso Eucaristico di Manaus. Alcuni mesi dopo è costretta dalla malattia a rientrare in Italia, per morire nell’ospedale di Negrar (VR) il 17 novembre 1976.

Il funerale, presieduto dal parroco mons. Gumiero, si tiene nel Duomo di San Donà. Al termine le campane sono suonate a festa.

Dai suoi scritti

Quando non le era possibile raggiungerle di persona, Mamma Lucia scriveva lettere e pensieri alle Volontarie della Carità, per aiutarle a vivere meglio il dono della vita per Gesù ed i poveri. Ecco alcuni stralci del suo ricchissimo epistolario.

Figliole mie, Donatevi “senza riserve” nell’amore. Amatevi tra di voi e non vi sia mai alcuna contrarietà che non sia immediatamente superata dal vostro amore reciproco. (Roma, 17 febbraio 1956)

Spero che tutto vada bene, che siate in pace ed allegria. Occorre pace ed allegria, che si aiutano a vicenda a consolidarsi nell’animo con l’aiuto della grazia. (…) Vi abbraccio una ad una. Abbracciatemi ogni cooperatrice ed ogni infermo. Abbracciatevi a vicenda per me. (Roma, Ascensione 1956)

E vi supplico: la vostra unità: che si compia nell’Amore Eucaristico. (…) Formate una cosa sola tra voi per il bene degli infermi, per la salvezza delle anime. (Roma, 19 aprile 1957)

È arrivata ieri una ragazza: 17 anni. Artrite anchilosante. È senza mamma, è stata 13 anni per gli ospedali. Come si fa a non innamorarsi di questo compito che il Signore ci affida? (Roma, 7 luglio 1957)

Come vorrei ricompensarvi colmandovi di doni. Non doni qualunque, ma doni che possono aumentare in voi la gioia, anzi la felicità di essere su questa via, tanto difficile, ma tanto bella. (Roma, 10 aprile 1958)

E non osate nella vita, dare mai il nome di croce ad altro, che non sia il dolore della vostra anima perché il Cristo non è amato, perché tanti fratelli Lo offendono, Gli strappano anime, non vogliono salvare la propria. Tutto il resto è nulla. (…) “Volersi bene, saper comprendere, compatire, perdonare, raddolcire: Qui sta il cristianesimo”. Fatene il vostro programma da rinnovare ogni giorno. (Pasqua 1959)

È facile a noi, che viviamo la nostra bella vocazione cristiana, renderci conto che non possiamo escludere nessuno dalla nostra carità: per tutti pregare, per tutti sentire interesse, a tutti essere vicini col pensiero e col cuore, col desiderio del loro bene, quando avvengono calamità e disgrazie. (Marzo 1960)

E allora, muoia senza pietà ogni residuo che non è Cristo, perché Cristo “che per primo ci ha conquistati” si impadronisca completamente di noi. (…) Coraggio! E non dite che io vi ripeto sempre le stesse cose: non lasciatevi distrarre troppo dal lavoro quotidiano, non perdete grandezza d’animo e generosità, (…) non c’è posto per l’amore di sé quando il mondo tende le mani perché gli buttiamo l’ancora della salvezza che è la fede, per cui si ottiene la grazia e si entra nella vita. (Vittorio Veneto, 4 aprile 1960)

Figliole mie, noi su tutto questo mondo in rivoluzione, a quel tavolo che riunirà quei “grandi” del potere, abbiamo la possibilità di far giungere, in misura eccezionale, la luce, l’aiuto di Dio, la Sua misericordia, il Suo particolare intervento. (Marzo, 1960)

Sì, qualche volta le giornate o le ore possono essere grigie. Vogliate vincere voi stesse e superarvi, facendo atti d’amore e di abbandono. Credete che Egli non possa riempire le vostre giornate, i vostri cuori? LasciateLo fare e scoppierete di gioia giorno e notte. (Verona, 5 marzo 1961)

Attente, le più ambiziose, perché il denaro è della Provvidenza e se ne dovrà rendere strettissimo conto. Povertà, figliole, che ci tiene libere, che non ci alimenta nessun vizio, che non sollecita la nostra gola. (Venerdì Santo, 1962)

Tra gli infermi fate lavoro di cesello, opera minuziosa di santificazione, aiutando queste creature a raggiungere quella perfezione nell’amore a Dio e al prossimo e quella vastità di orizzonti nella via della salvezza, che veramente aiuta il Regno di Dio su tutta la terra. (Salvador, 19 agosto 1965)

Più aumenteremo in grazia, più aumenteremo in amore, più il messaggio che Dio ha affidato ad ogni anima sarà diffuso nel mondo. (Verona, Corpus Domini 1966)

Vorrei essere sempre con voi, perché quando si ama fortemente è un tormento la lontananza. (Verona, 16 marzo 1967)

Attente che la compassione che vi attira verso tante miserie, non sia sentimento umano che non può sostenersi, ma frutto dello zero vero, che viene dalla sovrabbondanza interiore. (Verona, Giovedì Santo 1968)

Mie figliole, io capisco sempre più davanti al Signore, come noi dovremmo essere: creature totalmente possedute dal suo amore così, da spirare solo amore tra da noi e tra i fratelli. Darei tutto ciò che Egli volesse chiedermi, per questo. (Dal treno, Giovedì Santo 1969)

Impariamo a memoria, nel Vangelo di S. Giovanni 15, 9 – 17 per intendere sempre più quanto ci ama il Cristo e quale deve essere il nostro ricambio amandoci. Vi abbraccio con immenso desiderio della vostra unità nell’amore. (Settimo-Verona, 6 settembre 1976)

Lucia Schiavinato, come scrisse mons. G. Carraro Vescovo emerito di Verona, fu contemplativa in azione: “… l’osservazione, il rapporto, il contatto continuo con l’esperienza vissuta della povertà, degli squilibri, delle sofferenze più inermi e più disattese l’aveva fatta esperta nel sociale e aperta a tutte le istanze della miseria, dell’ingiustizia, dell’oppressione dei deboli, delle deviazioni dei più forti.” (dalla presentazione del libro “Con tutto il mondo nel cuore” – EMI, 1980)

a cura di Marco Franzoi

 

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