Le campane di San Donà tornano a suonare
Le campane di San Donà tornano a suonare (di Giorgio Boem)
Una grande festa di popolo ha salutato nella serata di sabato 27 giugno il termine dei lavori di adeguamento antisismico del campanile di San Donà, annunciato dal rintocco delle sue campane, tornate nel loro nuovo “castello” dopo sette mesi di restauro.
Gli interventi di conservazione sono stati di gran lunga i più importanti nei cento anni della struttura, realizzata tra il 1922 e il 1923 dall’architetto veneziano Giuseppe Torres. Essi sono costati complessivamente 880.000 Euro: 530.000 Euro attraverso fondi Pnrr, i restanti 350.000 Euro a carico della parrocchia: 230.000 Euro per il campanile e 120.000 Euro per le campane. L’ufficio tecnico del comune di San Donà di Piave, assumendo il ruolo di soggetto attuatore dell’intero progetto, è riuscito ad accedere ai fondi Pnrr previsti.
Le opere di restauro, affidate alla ditta Bordignon di Volpago del Montello, hanno riguardato il risanamento del fusto, con la sostituzione di circa 5000 mattoni; la cella campanaria, dove è stato rifatto il nuovo castello delle campane in acciaio corten che funge anche da rinforzo alla struttura in caso di sisma; la cuspide, rafforzata con una speciale malta in fibra di vetro; infine, la grande statua dell’angelo Michele, realizzata nel 1967 dagli artisti Max e Giulio Piccini di Udine, sottoposta ad un restauro conservativo e il cui basamento, ormai corroso dal tempo, è stato rafforzato.
A questi si aggiungono i lavori di restauro funzionale delle campane, svolti in questi mesi dalla fonderia Capanni di Reggio Emilia, storica azienda con oltre 500 anni di storia.
La partecipata serata è iniziata alle 17, con gli interventi dei protagonisti di questi importanti interventi.
Nel suo saluto iniziale il parroco, don Massimo Gallina, ha evidenziato come in questi mesi la comunità abbia colto l’importanza della campane nella vita comunitaria, quali compagne dello scorrere del tempo e annunciatrici dell’incontro col Signore.
E’ quindi intervenuto il sindaco di San Donà di Piave, Alberto Teso, e l’ingegnere del comune di San Donà di Piave, Baldovino Montebovi: nei loro interventi, la soddisfazione per aver riconsegnato alla comunità cittadina il suo simbolo più importante rispettando le stringenti tempistiche imposte dal Pnrr, che imponevano la fine dei lavori entro il 30 giugno.
Don Paolo Barbisan, responsabile dell’ufficio diocesano per l’arte sacra e i beni culturali, ha ricordato la storia di questa struttura, ricostruita per volere dei sandonatesi dopo la catastrofe della prima guerra mondiale e simbolo della ricostruzione fisica e morale di queste terre.
E’ stato quindi il turno dell’architetto Franco Davanzo e dell’ingegnere Bruno Bisiol, autori del progetto. Questi hanno sottolineato il pieno successo del complesso intervento, avvenuto in tempi molto stretti e svoltosi con la collaborazione di tutte le parti, dalla Sovrintendenza, alla Diocesi, dal Comune alle maestranze.
L’ingegner Paolo Capanni, infine, ha illustrato il complesso lavoro di restauro funzionale delle sei campane in questi mesi a Reggio Emilia: tra questi, il nuovo impianto elettrico, i nuovi battagli realizzati a mano e i nuovi ceppi in legno che hanno migliorato notevolmente la qualità del suono e consentito di riattivare pure il sonello (la campana più piccola, n.d.r.). Si è poi provveduto alla trascrizione delle iscrizioni presenti sulle sei campane, con impressi i nomi dei circa 100 sandonatesi benefattori di un secolo fa.
Si è quindi celebrata la S. Messa solenne, presieduta dal vescovo di Treviso Michele Tomasi, sempre presente nei momenti più significativi della nostra comunità: “Il campanile è come un faro che da lontano segnala la presenza di una comunità, una chiesa e la presenza di Cristo. E’ un luogo di raccolta e strumento che scandisce il tempo non degli affari ma della Vita, chiamando alla preghiera e al lavoro, annunciando i momenti di gioia come quelli tristi. Questo poi è un campanile particolare, sorto dalle distruzioni della guerra. Per noi che crediamo alla pace e alla fraternità, esso ci ricorda l’insensatezza delle guerre: ci vogliono anni per costruirlo, pochi secondi per farlo brillare, come avvenne nel novembre 1917. Per questo lo vogliamo considerare per sempre come sentinella di pace che testimonia una comunità viva che crede nel Signore” la sua riflessione nel corso dell’omelia. (Ascolta qui la registrazione audio dell’omelia)
La cerimonia si è quindi spostata all’esterno per la benedizione e il taglio del nastro. Alle 19.35 le campane hanno finalmente cominciato a risuonare, salutate da un lungo applauso dei presenti.
Al termine della cerimonia, la festa è proseguita all’ombra del campanile per un momento conviviale con tutti i parrocchiani.
La curiosità
Nel corso della serata, è stata svelata una curiosa scoperta, avvenuta durante i lavori di restauro dell’angelo: all’interno della statua, infatti, è stata ritrovata una bottiglia di vetro vuota. Impossibile oggi capire il motivo di tale gesto. D’accordo con l’architetto Davanzo e l’ingegner Bisiol, il parroco don Massimo ha voluto trasformare la bottiglia in una vera e propria capsula del tempo, ricollocandola con un messaggio al suo interno in cima al campanile lo scorso 24 maggio, in occasione della Pentecoste: “Si tratta di un messaggio di speranza per quanti verranno dopo di noi e avranno l’incombenza di tornare a lavorare sull’Angelo Michele, perché si sentano incoraggiati a custodire questo amico celeste con la stessa responsabilità condivisa dall’attuale comunità parrocchiale e civile” l’auspicio di don Massimo.
L’Angelo Michele, dall’alto del suo campanile, da oggi si farà custode anche di questo messaggio.
Qui sotto il testo depositato nella capsula del tempo:
24 maggio, Solennità di Pentecoste
AI POSTERI
Nei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2026, essendo vescovo mons. Michele Tomasi, con la guida di don Massimo Gallina, parroco della parrocchia Santa Maria delle Grazie di San Donà di Piave, è stato realizzato il risanamento e il rinforzo strutturale antisismico del campanile del Duomo e il restauro delle campane.
Le opere strutturali sono state progettate e dirette dall’Ing. Bruno Bisiol, mentre quelle architettoniche sono state progettate e dirette dall’Arch. Franco Sileno Davanzo, entrambi di San Donà di Piave.
Particolare cura è stata posta al restauro e al rinforzo della statua bronzea dell’Arcangelo Michele che dal luglio del 1967, dalla sommità, veglia con il suo sguardo dolce e protettivo sulla comunità sandonatese.
Questo messaggio, depositato all’interno della statua al termine dei lavori, vuole essere un augurio fraterno a chi verrà dopo di noi, con la preghiera che la protezione dell’Arcangelo Michele scenda su di voi, protegga tutti i sandonatesi da ogni male e porti pace, amore, giustizia, libertà e serenità.
La bottiglia che lo custodisce è stata ritrovata all’interno della statua durante i lavori del 2026 ed è stata prelevata con la speranza di trovarvi un messaggio del passato; non c’era nulla ed ora noi, trasformandola in una capsula del tempo, la rimettiamo nel vecchio posto affidandole questo annuncio di speranza per il futuro.
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