Una beneficenza inattesa
Era l’11 luglio 2016 quando mi giunse una e-mail dalla signora Maria Clotilde Argentini, figlia di Giuseppe e Lina Casonato, nata a S. Donà il 3 luglio 1924 ed emigrata negli Stati Uniti nel 1948, nella quale mi informava che, nel suo testamento, aveva disposto una donazione per la Chiesa di S. Donà. Tale donazione – mi confidava – era stata incoraggiata dalla memoria del nonno, Cav. Giuseppe Argentini che, nel 1924–25, tempo della ricostruzione post bellica del Duomo, donò il rifacimento del Battistero.
Nella lettera la signora Maria Clotilde mi chiedeva se c’era qualcosa di speciale che poteva essere realizzato con la sua donazione. Io le risposi subito, manifestando la mia felice sorpresa per tanta generosità e le scrissi che un progetto sognato fin dal tempo di Monsignor Saretta, e coltivato anche dai suoi successori, era quello di un dipinto o un mosaico che ornasse il catino absidale, per offrire agli occhi e al cuore dei fedeli che partecipavano alla Liturgia Eucaristica, l’esito felice della morte in croce di Gesù: il volto del Risorto nella gloria di Dio.
Le parlai anche di un possibile artista nella persona di Marko Rupnik, gesuita, che gode ormai una fama internazionale, del quale poteva trovare numerose opere in internet. La signora Argentini cercò subito e trovò le opere di Rupnik, di fronte alle quali rimase subito affascinata. Sposò immediatamente il progetto e mi incoraggiò a realizzarlo, perché lei mi avrebbe anticipato la cifra promessa, dopo aver venduto una proprietà.
Incoraggiato dalle sue parole ho subito coinvolto il direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Arte Sacra e i Beni Culturali, don Paolo Barbisan, il quale si è messo in contatto con un Ispettore della Soprintendenza e lo ha invitato a venire a S. Donà per vedere il Duomo. Il 4 aprile 2017, l’Ispettore Fabio Tonzar è venuto, ha visitato il Duomo e, per l’occasione, avevo fatto preparare un fotomontaggio, perché si facesse un’idea di un possibile risultato finale.
Rimase ben impressionato e ci disse che non vedeva particolari difficoltà per una tale opera.
A questo punto dovevo solo convincere Marko Rupnik a fermarsi a S. Donà alla prima occasione. Ciò avvenne il 31 di luglio dello stesso anno, mentre tornava a Roma dal suo paese natale, in Slovenia. Anche Marko Rupnik mi incoraggiò e si rese disponibile a realizzare l’opera.
Nel mese di gennaio 2019 la signora Argentini ha inviato i soldi promessi e ora siamo in attesa dell’approvazione del progetto da parte della Soprintendenza di Venezia.
La speranza è che il tutto possa essere realizzato tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Sarebbe davvero una felice coincidenza perché nel dicembre 2019 ricorre il centesimo anniversario dell’inizio della ricostruzione del Duomo, dopo la distruzione causata dalla prima Guerra Mondiale. L’augurio è che la liturgia della Pasqua 2020 possa essere allietata anche dalla visione dei mosaici di Rupnik!
Ho provato ad immaginare quale potrebbe essere il risultato finale del Duomo con il mosaico. Sottolineo “potrebbe” perché quello che vediamo qui è solo un fotomontaggio realizzato con altre opere di Marko Ivan Rupnik e non il progetto per la nostra chiesa. Progetto che l’artista deve ancora pensare e che poi deve essere presentato ed esaminato dalla Soprintendenza di Venezia per l’approvazione finale.
Però, se, alla fine il risultato fosse qualcosa di simile a questo che vediamo, sarebbe davvero una grande opera, che darebbe un valore aggiunto al nostro Duomo e ci aiuterebbe a vivere le nostre liturgie eucaristiche.
Nell’attesa continuiamo a sognare, nella speranza che il sogno diventi realtà, quanto prima.
don Paolo Carnio



