Duomo di S. Donà di Piave

Duomo di S. Donà di Piave

S. Maria delle Grazie – Diocesi di Treviso

9 Ottobre 2026

Contenuti del sito

Duomo di S. Donà di Piave
9 Ottobre 2026

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Vite da raccontare

Le memorie sandonatesi di don Marcello Cecchetto

 

Quando arrivai nel 1949, S. Donà di P. era una grande parrocchia, un territorio ricavato dalla bonifica del terreno e coltivato a frumento, granoturco, erba medica, viti, e lavorato a mezzadria, essendoci grosse famiglie di possidenti con aziende agricole. Le famiglie allora vivevano soprattutto a Palazzetto, Isiata, Calvecchia e Mussetta. In quelle frazioni vivevano famiglie composte di tante persone: il capofamiglia-padre e diversi figli che formavano nuclei anche di trenta quaranta persone. Vivevano dei frutti della terra. Allora non c’erano fabbriche e fra i giovani molti andavano a lavorare a Mestre-Marghera. In quel periodo appunto sorsero le prime fabbriche, prima fra tutte quella dei fratelli Papa in via Pralungo. La fabbrica Papa cominciò a dar lavoro a molte persone: si lavorava il legno che veniva dall’Indonesia. Sorse poi la ditta Krisa, dove si lavorava il ferro, per costruire impianti idraulici e di riscaldamento. In seguito sorsero altre piccole fabbriche, e da allora cominciò a svilupparsi anche economicamente il centro cittadino.

Nel 1960 si incominciò a dividere l’unica grande parrocchia: al Duomo si aggiunsero S. Giuseppe Lavoratore, Calvecchia, Mussetta. Lentamente divennero autonome sotto la guida di un sacerdote parroco. S. Giuseppe da principio fu affidata ai Padri Francescani, che la ressero per 25 anni, fino a quando, impossibilitati a gestirla, la passarono ai preti diocesani. A Mussetta fu nominato parroco d. Lino De Biasi. Le altre comunità di Palazzetto, Isiata e Calvecchia continuarono ad essere legate alla chiesa matrice del Centro.

Con la venuta del Vescovo Negrin (1956), alle chiese delle frazioni cominciarono ad essere affidati alcuni compiti pastorali: battesimi, cresime, funerali. Il Centro rimase sempre legato alla chiesa matrice, mentre le frazioni cominciarono la loro autonomia dal 1963 e i sacerdoti cominciarono a vivere vicino alle loro comunità in nuove canoniche.

In ultimo tempo alla parrocchia di Calvecchia venne annessa anche la frazione di Fiorentina. Questo avvenne dopo la morte di don Giuseppe Donà che resse quella comunità per più di trent’anni, lasciando un profondo ricordo del suo grande cuore per quella popolazione, che a quel tempo era anche la più povera. La scomparsa improvvisa di don Giuseppe lasciò aperti alcuni lavori nella chiesa di Calvecchia, nell’Asilo e presso varie associazioni, ma, come ho detto sopra, lasciò soprattutto il vivo ricordo del suo amore, della sua carità e compassione verso i suoi parrocchiani.A Calvecchia dopo tanti anni la sua foto campeggia all’entrata della scuola materna papa Giovanni XXIII.

Le opere lasciate dai vari parroci che hanno retto questa grande parrocchia di S. Maria delle Grazie sono: la ricostruzione del Duomo sulle macerie del precedente con l’aggiunta dell’atrio e del colonnato, poi subito l’ Orfanatrofio per i tanti bambini rimasti orfani, gestito da numerose suore di Maria Bambina. In seguito l’edificio divenne casa Saretta, dove, accanto al doposcuola, gli ambienti sono usati per le varie attività pastorali: catechismo, azione cattolica, centro di ascolto caritas, pastorale familiare, con la presenza di alcune religiose e diversi collaboratori laici.

Nelle varie frazioni dal 1930 sorsero le varie chiese di Palazzetto, Isiata, Calvecchia, Mussetta di sopra. A Mussetta di sotto per molti anni ha funzionato come cappella, quella privata dei conti Ancillotto. Ogni frazione oltre della chiesa fu dotata di qualche locale per le varie necessità della frazione stessa.

Per i giovani della grande parrocchia ha provveduto mons. Saretta, il quale alla sua prima venuta nel 1915 con due soli sacerdoti si vide nell’impossibilità di seguire la gioventù di allora. Così nel 1928 andò a Torino dal Rettor maggiore dei Salesiani a domandare qualche aiuto. Vennero tre sacerdoti salesiani che da principio abitarono in orfanotrofio, ora casa Saretta, e cominciarono a dar vita a quello che divenne ben presto l’Oratorio don Bosco. L’oratorio salesiano è sempre stato per i sandonatesi un punto base per la formazione dei giovani. Là convergono tutte le varie attività religiose e sportive. Ad esso è collegata anche una grande scuola professionale, dove convengono centinaia di giovani per apprendere varie materie professionali per la loro vita. Da non dimenticare che in oratorio per molti anni ha operato anche un centro psicopedagogico per quei giovani che avessero bisogno di questa cura. Esiste anche un teatro e un complesso di Banda. Nell’oratorio don Bosco i giovani, guidati e assistiti dai salesiani con operatori preparati, possono crescere sia nella formazione religiosa-spirituale che nel settore culturale e sportivo.

In città è sorta poi un’opera sociale chiamata Piccolo Rifugio, a favore dei disabili, voluta negli anni cinquanta dalla ‘serva di Dio’ Lucia Schiavinato. I piccoli rifugi sono in alcune altre parti d’Italia e le persone che li gestiscono sono le volontarie della carità e si sono diffuse anche nell’America Latina, tra i baraccati e gli allagados di Salvador di Bahia. La fondatrice è morta in concetto di santità e da qualche anno è avviato il processo di beatificazione.

Altra grande opera a s. Donà è la casa di riposo “Monumento ai caduti”, dove passano gli ultimi anni molti anziani (ora sono 170). Sono spiritualmente assistiti da mons. Bruno Gumiero, che si dedica ogni giorno sia al Piccolo Rifugio sia per la casa di riposo. Alla città di S. Donà e alle sue varie parrocchie non mancano le necessarie scuole elementari, medie e superiori. A queste ultime ogni mattina arrivano gli studenti da tutto il Basso Piave, portati dai vari mezzi di trasporto, non ultime le corriere ATVO, impresa succeduta alla vecchia FAP dei fratelli Ferrari di Fossalta di Piave.

Nel campo sanitario, S. Donà è dotato di un ospedale civile, un tempo in viale Libertà, ora in via Nazario Sauro. Da oltre 60 anni c’è poi la detta casa di cura Anna e Sileno Rizzola, voluta dal medico dott. Filippo Rizzola, con 120 posti lettoallora, ora sono meno, con assistenza di medici nei vari piccoli reparti di chirurgia e medicina, e assistenza di alcune religiose, le francescane di Cristo Re, poi dai sacerdoti della parrocchia.

Da 42 anni il sottoscritto don Marcello Cecchetto presta il suo fedele servizio di sacerdote. Purtroppo ai primi di gennaio ha dovuto cedere il posto ad un altro sacerdote, per motivi di salute, a 87 anni di vita. Sono vissuto vicino agli ammalati, agli anziani di Villa Serena, sempre aiutato dalle suore e anche ora da una consorella francescana, sr. Gertrude, che con amore ogni giorno vive vicino agli ammalati. A lei e a tutte le suore passate in quella casa il mio affetto il mio grazie e solo Dio ricompenserà.

Dopo questa lunga descrizione posso dire una sola cosa: nei miei 52 anni ho visto tutta la trasformazione di questa grande città, dalla sua formazione agricola alla sua attuale formazione. L’ho vista crescere civilmente, socialmente, religiosamente,ed ora è una bella città fiorita, fatta di gente benestante e ricca, ma ha perduto il suo aspetto tradizionale a motivo del sorgere di tante nuove abitazioni. Oggi sono molto numerosi i cittadini sandonatesi, ma buon parte vive da individualisti, non si conoscono più tra vicini e condomini. La famiglia di un tempo non esiste più. La conseguenza è che anche il sacerdote ha una grande difficoltà di svolgere la sua missione pastorale. Mi sono rimaste impresse a S. Donà le grandi celebrazioni religiose, specie a Natale e Pasqua e la festa annuale in onore della beata Vergine delle Grazie, festa nella quale il popolo del Basso Piave la prega con il titolo di Madonna del colera. In quella solennità convergono in centro diverse migliaia di fedeli per ringraziare la Vergine perché nel secolo passato li ha liberati dal colera.

Ci sono poi le fiere del Rosario ai primi di ottobre ed anche in quella occasione si svolgono varie manifestazioni popolari e mostre nei vari settori dell’industria, con grande concorso di gente.

In fine, voglio accennare all’aspetto religioso della città. Assieme a mons. Saretta non posso tralasciare di ricordare le vocazioni sacerdotali e religiose sorte in parrocchia. Ricordo prima di tutto le figure di due sacerdoti fratelli: mons. Gerardo Pasini che fu per molti anni arciprete di Castello di Godego, e il suo fratello mons. Fulgenzio Pasini, che fu per 40 anni missionario in Cina e fu fatto vescovo e poi espulso dalla Cina da Mao Tsetung, e passò alcuni anni in casa di riposo a Sassolongo (PD). Veniva allora spesso a salutare i parenti. Terminò la sua vita in un convento a Gerusalemme, dedicandosi alla preghiera e alle confessioni. Alla sua morte fu sepolto nella basilica del Getzemani.

Altre figure di sacerdoti sandonatesi uscirono tra i salesiani: i fratelli Teker Gugliemo e Sergio, missionari in Cile, p. Pellizaro e p. Zanutto che da molti anni sono nelle missioni in Ecuador. Da non dimenticare i cugini Sorgon di Fiorentina: p. Marcello e p. Sergio, ucciso molti anni or sono in Madagascar. Ancora i salesiani: d. Luigi Barosco, e il cugino don Tranquillo che lavorano in comunità a Mogliano. Di S. Donà sono i fratelli Peretti, d. Giovanni (ora defunto) e don Cesare, attualmente cappellano dell’ospedale civile. Da non dimenticare mons. Antonio Menegaldo, ex sottosegretario della Cei a Roma. Ci sono altri giovani salesiani di questi ultimi anni che non ricordo, ma S. Donà ha dato vita anche a sacerdoti diocesani: d. Francesco Santon, ora penitenziere in duomo, d. Ferruccio Frara, per molti anni in Germania con gli operai. Da ricordare le religiose, in particolare le suore di Maria Bambina, che vennero a S. Donà dopo la guerra del 1915, e svolsero la loro missione in orfanotrofio, ospedale, e asilo parrocchiale, lasciando un duraturo ricordo per la loro bontà amore accoglienza. Anche da quell’istituto usciva qualche giovane sandonatese. A Mussetta invece ci sono state e ci sono da molti anni le francescane di Cristo Re e anche in casa di cura, da quando è sorta 60 anni fa.

Prima di chiudere questo ricordo non posso dimenticare la cara e fraterna figura di don Luigi Barbiero. Era giunto a S. Donà di Piave da circa tre anni, dopo 47 di vita missionaria in Cile. In quegli anni lavorò nella diocesi di Talca, fu vicario del vescovo, rettore del seminario diocesano e svolse vari altri compiti. Quando venne a S. Donà si dedicò alle varie attività pastorali: confessioni, incontri con persone, corso di preparazione dei fidanzati al matrimonio. Don Luigi in breve tempo seppe farsi amare, ricercare per i suoi saggi consigli e per la direzione spirituale. Nel luglio del 2006, quando aveva pensato a un breve soggiorno a Nebbiù di Cadore, fu preso dai primi sintomi di un male che in un mese di ospedale tra S. Donà e Udine, cessò di vivere a 79 anni. La sua memoria rimane in benedizione.

Sia i sacerdoti sia i religiosi hanno segnato la mia lunga vita a S. Donà e posso, nei miei limiti, rendere testimonianza. Ripeto le parole rivolte nel saluto a tutto il personale della casa di Cura: ”quando si semina qualche pianta nasce e daràfrutto”.

Chiedo scusa di quanto ho scritto. Tante cose ci saranno ancora da ricordare.

Pregate per me.

Don Marcello Cecchetto
Treviso, giugno 2007

 

 

dal foglietto parrocchiale di Settembre e di Natale 2007. Anno 72. N°2 e N°3
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