Don Piergiorgio Busolin
Nel 1986 don Piergiorgio riceve la nuova obbedienza di divenire direttore dell’Oratorio. È una responsabilità che prende con serietà, impegno e – immaginiamo – non senza sofferenza, probabilmente per quella sua propensione a non sentirsi all’altezza del compito. Per noi giovani di allora, la felicità di vederlo direttore viene un po’ offuscata dalla certezza che da lì a sei anni sarà chiamato ad una nuova obbedienza, altrove… Un’altra piccola tristezza viene dal fatto che, come direttore, lascerà l’abituale Messa delle nove per presiedere quella successiva. Le sue prediche, sempre davanti all’altare, le inizia con la testa china, parlando posato, lentamente, quasi a far uscire pian piano il pensiero; poi il ritmo aumenta di energia ed incisività, richiamando gli immancabili e chiari due o tre punti…
Da direttore don Piergiorgio potrà dedicarsi di più alla direzione spirituale di molte persone (tante anche le coppie) e seguire finalmente un gruppo tutto suo, i cooperatori salesiani. Nei momenti di “libertà” da questi impegni è ovviamente presente in cortile a controllare, salutare, parlare e giocare: pallavolo, basket, calcetto, mai giochi da tavolo, eccetto il ping-pong.
È il “padrone” di casa all’Oratorio e la sua autorevolezza è indiscutibile. Lo si vede sprizzare gioia quando – di ritorno da un impegno fuori città – ritorna l’Oratorio e lo vede brulicare di giovani ed attività: il suo largo e sorriso, la sonora tipica risata sono evidentissimi in queste occasioni… Ci sono anche dei momenti in cui si lascia andare quasi come un bambino: rincorse su e giù per il cortile inseguendo scherzosamente qualche giovane tirandosi dietro a vicenda palline da tennis. Egli non è uno che ama parlar di sé, però nei pochi momenti di confidenza manifesta l’attaccamento alla sua famiglia e sottolinea il sostegno ricevuto nella sua vocazione. Possiede un animo molto sensibile, che lo fa soffrire molto dentro per la scomparsa di persone care, familiari, amici, giovani, confratelli.
Quindici anni fa, nel settembre 1991, in circostanze particolari avviene la morte del salesiano coadiutore sig. Vincenzo Rivolta. Il fatto colpisce l’intera comunità perché il sig. Vincenzo, è colpito da infarto in uno dei suoi abituali giri in bicicletta e viene ritrovato in un campo, per caso, solo dopo alcuni giorni di ricerche inutili. Don Piergiorgio rimane molto scosso, sentendo la responsabilità – come direttore e confratello – del non essere stato presente alla sua morte. A qualche giorno dai fatti, durante la fiera d’ottobre, Pier finalmente riacquista il suo sorriso aperto, accettando con semplicità un cartoccio di castagne offertogli spontaneamente da una mamma, che lo ha notato aggirarsi solo e pensieroso tra i banchetti della fiera…
A volte severo e fermo, schietto nel richiamare qualche giovane, o lo sgarro a qualche principio, don Piergiorgio è un salesiano di animo buono e generoso, anche nello spendersi nella sua missione. I suoi sono gli anni dell’Oratorio sempre aperto (le maggiori presenze salesiane lo permettevano), casa pronta ad accogliere le persone, anche a discapito di stanchezze fisiche, che egli non sa nascondere. Grande organizzatore ed amico di moltissime persone, egli non ha paura a domandare l’aiuto ed il contributo di tutti: non gli piace vedere persone oziose, appoggiate “a sostenere le colonne”. Sempre aperto al richiamo, non esita a spronare i giovani a buttarsi, anche per le missioni.
Memore e riconoscente a chi ha voluto i salesiani a San Donà ed a quanti hanno contribuito nel passato e presente all’opera, poco prima della sua partenza da San Donà, don Piergiorgio fa fissare una semplice lapide all’entrata dell’Oratorio che, pur nella laconicità, esprime la sincera gratitudine a mons. Saretta ed all’intera popolazione sandonatese: “un piccolo contributo dovuto”, commenterà…
Dopo la partenza da San Donà ha mantenuto i contatti con moltissime persone, anche se sembrava temere che questa continuità di legame potesse distrarlo dal nuovo impegno intrapreso. Però le amicizie costruite in questi lunghi ed intensi anni non sono mai venute meno e il suo ricordo è sempre rimasto vivo, non mancando di essere presente a San Donà o per qualche impegno ispettoriale o per situazioni particolari di qualche persona. Lo ricordiamo in Duomo, assieme agli altri confratelli, all’ordinazione di uno dei suoi ragazzi, don Alberto Poles, nel giugno 2006. Non possiamo non ricordare affettuosamente don Piergiorgio come “Padre, maestro ed amico”, la miglior qualifica per un educatore…
Marco Franzoi


