GRAZIE, DON MATTIA! IL CENTUPLO NEL CUORE
Il Centuplo nel Cuore: Il Saluto a Don Mattia
Le panche del Duomo, gremite dal “volto giovane” di San Donà, hanno offerto l’abbraccio più caldo a don Mattia nel momento del congedo. Dopo cinque anni di ministero vissuti intensamente nella “vigna” di questa città, la comunità si è stretta attorno al suo pastore per un saluto che ha saputo unire la profondità della riflessione biblica, la commozione dei ricordi condivisi e la gioia della missione che continua. Un cammino di gratitudine che ha attraversato tre momenti fondamentali: la ricerca della verità nel cuore, il riconoscimento del “centuplo” ricevuto e la consegna fiduciosa della propria vocazione.
La Verità oltre l’Apparenza: Il Vangelo dei Due Figli
Con un tocco di umanità che ha subito accorciato le distanze, don Mattia ha aperto la sua riflessione interrogando scherzosamente i propri genitori: “Cosa rispondevo da piccolo quando mi chiedevate di fare qualcosa?”. Se l’apparenza parlava di un “figlio perfetto”, la realtà svelava la fatica comune a ogni uomo: quel “non ho voglia” che abita il cuore di fronte alle chiamate della vita. Commentando la parabola dei due figli, don Mattia ha ricordato che il Signore non cerca la “performance” religiosa o la perfezione esteriore, ma la sostanza e la verità.
Dio non vuole ruoli o maschere, ma “uomini e donne vivi”. Difendere un’immagine — che sia quella del genitore impeccabile, del capo scout sempre affidabile o del prete perfetto — alla lunga “stanca più di andare a lavorare nella vigna”. Il cuore del messaggio si è snodato attraverso tre passaggi cruciali:
La fatica del sì: L’onestà di ammettere che mettersi al lavoro costa, e che l’entusiasmo iniziale spesso manca.
La libertà dei fragili: Il richiamo a pubblicani e prostitute che, avendo un peccato troppo visibile per essere nascosto dietro un ruolo, sono paradossalmente più liberi di ricominciare.
Il coraggio di tornare indietro: La capacità di riconoscere un “sì” non mantenuto e tornare sui propri passi, chiedendo aiuto invece di restare incastrati in una falsa immagine di sé.
Il Volto del “Centuplo”: La Gratitudine di una Comunità
“Ognuno di voi è un tratto, un volto del centuplo”, ha sottolineato don Mattia guardando l’assemblea. In questi cinque anni, la promessa di Dio si è fatta carne negli incontri quotidiani e nel servizio alle realtà cittadine. Un ringraziamento corale ha unito i gruppi scout San Donà 1 e San Donà 3, l’Oratorio Don Bosco, l’instancabile energia del Grest, la testimonianza di fede pura del Piccolo Rifugio, la presenza preziosa delle Suore di Maria Bambina e l’accoglienza quotidiana dei ragazzi di Casa Saretta, i giovani della collaborazione dei gruppi parrocchiali.
Un capitolo speciale è stato dedicato alla fraternità sacerdotale, vissuta come una famiglia. Don Mattia ha rivolto un ringraziamento profondo a Don Massimo, figura paterna che lo ha accompagnato per otto anni tra Scorzè e San Donà, incoraggiando ogni sua iniziativa, dai campi in Turchia agli esercizi spirituali. Il legame tra i confratelli ha toccato i nomi di Don Gino, esempio di una sapienza che rende bello essere preti anche a ottant’anni, Don Samuele, Don Simone, Don Claudio e il caro ricordo di Don Nicola. Curiosa e provvidenziale la “partnership” con Don Fabio, giunto da Montebelluna proprio mentre don Mattia si prepara a partire verso quella stessa comunità, quasi un passaggio di testimone orchestrato dallo Spirito. Un augurio speciale è andato infine a Don Michele, che inizierà il suo servizio come nuovo direttore dell’oratorio.
Il Saluto Personale: Tra Turchia, Perdono e Vocazione
Il momento del congedo si è fatto immagine viva attraverso un aneddoto: don Mattia che cammina lungo una strada sconosciuta in Turchia, con le macchine che sfrecciano accanto, in attesa di una direzione chiara proprio mentre riceve la notizia del suo trasferimento. È l’icona dell’affidarsi: camminare anche quando la meta non è visibile, certi che il Signore arriverà.
Con estrema umiltà, don Mattia ha chiesto perdono per le “occasioni mancate” e le parole sbagliate. Ai giovani ha lasciato una consegna scolpita nella Prima Lettera di Giovanni: “Nell’amore non c’è timore”. È l’invito a non aver paura di donare la vita, a non temere di alzare la mano per chiedere aiuto e, perché no, a considerare la sfida di darsi interamente al Signore. “Io sono contento di essere prete”, ha testimoniato con un sorriso che vale più di mille discorsi.
Mentre don Mattia si prepara alla nuova missione a Montebelluna, la comunità di San Donà lo affida alla protezione di Maria, affinché la sua vita continui a essere un “sì” vibrante e libero a ciò che il Signore gli chiederà di realizzare.








