Duomo di San Donà
2 Gennaio 2026

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S. Maria delle Grazie – Diocesi di Treviso

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Giubileo: la Celebrazione diocesana di chiusura, nel segno della gratitudine, domenica 28 dicembre a San Nicolò (TV)


Domenica 28 dicembre, alle ore 16, nel tempio di san Nicolò, vivremo la celebrazione eucaristica solenne, presieduta dal Vescovo, di chiusura del Giubileo della speranza, che avviene nello stesso giorno in tutte le diocesi del mondo. La data è stata stabilita da papa Francesco, nella bolla di indizione del Giubileo, “Spes non confundit”.

Entro il 28 dicembre anche papa Leone provvederà alla chiusura delle Porte Sante di San Giovanni in Laterano, della Basilica papale di Santa Maria Maggiore e della Basilica di San Paolo fuori le Mura, mentre il Giubileo terminerà con la chiusura della Porta Santa della Basilica papale di San Pietro in Vaticano il 6 gennaio, Epifania del Signore.

Nella nostra celebrazione eucaristica diocesana saremo accompagnati da alcuni segni importanti.

Il crocifisso. Durante il rito di apertura, domenica 29 dicembre 2024, ci siamo fatti pellegrini verso la cattedrale dietro alla croce di Cristo: “Ancora di salvezza, segno della speranza che non delude perché è fondata sull’amore di Dio misericordioso e fedele” (papa Francesco). La croce che ha guidato il nostro cammino e che orienta il nostro sguardo di fede è il “Crocifisso miracoloso” conservato nell’auditorium di Santa Croce, già chiesa dell’ospedale di Santa Maria dei Battuti in Treviso. Questo crocifisso è stato per secoli l’oggetto di culto più importante della confraternita dei Battuti. L’autore è uno scultore veneto del XV secolo (Antonio Bonvicino o Angelo del Mangano). È uno dei segni identitari della città di Treviso: il crocifisso del vecchio ospedale, davanti al quale pregava santa Maria Bertilla e che viene utilizzato nella processione cittadina del Venerdì santo.
La celebrazione di chiusura del Giubileo avviene ancora alla presenza di questo crocifisso, il quale aprirà la processione d’ingresso e sarà all’altare, luogo in cui celebriamo il memoriale del sacrificio di Cristo sulla croce per la nostra salvezza. In particolare, l’inizio della celebrazione è caratterizzato dal canto prolungato del Kyrie eleison, rivolti proprio al crocifisso. È l’invocazione accorata che riconosce nel crocifisso risorto il Signore (il Kyrios), al quale chiediamo di rivolgere a noi il suo sguardo di misericordia.

La comunione sotto le due specie. Il rito di chiusura dell’anno giubilare prevede, come momento significativo, la possibilità di ricevere la comunione sotto le due specie, cioè al Corpo e al Sangue di Cristo.
La comunione sotto le due specie viene fatta per intinzione: il ministro intinge il pane consacrato nel vino e lo porge direttamente sulla lingua dei fedeli, che tengono le mani giunte. Chi non può o non desidera ricevere la comunione sotto le due specie, ma soltanto nella specie del pane consacrato, si presenti come di consueto.

ll canto del “Te Deum”. Al termine della celebrazione, dopo aver ricevuto il corpo e il sangue di Cristo, eleviamo a Dio un canto di ringraziamento al Signore per la grazia dell’Anno giubilare e dell’indulgenza. Il Te Deum (estesamente, Te Deum laudamus, “Noi ti lodiamo, Dio”) è un inno cristiano di ringraziamento, che viene cantato nella liturgia delle ore, al termine dell’Ufficio delle Letture, in tutte le solennità e, tradizionalmente, la sera del 31 dicembre, oppure in altre particolari occasioni solenni. In origine, l’inno è stato attribuito a san Cipriano di Cartagine, ma, recentemente, gli studiosi ne attribuiscono la paternità, o meglio la redazione finale, a Niceta, vescovo di Remesiana, l’attuale Bela Palanka, nel sud-est della Serbia centrale (datazione ipotetica indicata verso la fine del IV secolo). Il Te Deum verrà cantato in forma alternata tra il solista, l’assemblea e il coro.
Tutti sono invitati a partecipare, in particolare coloro che hanno vissuto i pellegrinaggi giubilari organizzati a Roma.

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