L’omelia di don Tiziano Rossetto alla veglia di Pentecoste cittadina

< !DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN" "https://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-transitional.dtd">
Veglia di Pentecoste della Collaborazione Pastorale sandonatese a Casa SarettaVEGLIA DI PENTECOSTE
Mi chiedevo che effetto può aver fatto soprattutto ai ragazzi passare in mezzo alla gente, di sabato sera, con una torcia accesa in mano. Una cosa strana, con la sensazione che tutti ti guardano e pensano che sei un po' fuori.
Qualcuno tra la gente avrà pensato ad una trovata stravagante, qualcuno avrà guardato con sospetto. Ma noi sappiamo da dove viene il fuoco che ci siamo portati in giro e che per un attimo ha illuminato qualche scorcio di San Donà. È la fiamma del cero pasquale, è la luce di Gesù risorto. Noi non ci pensiamo, ma ogni giorno ce ne andiamo in giro con la fiamma accesa, senza farci caso. Sì perché lo Spirito Santo è sceso come fuoco anche su noi e da quel momento c'è qualcosa in noi che è acceso, vivo come il fuoco e può bruciare: è Gesù che vive in noi nel suo Santo Spirito, e noi ce lo portiamo in giro a scuola, mentre siamo con i compagni, tra gli amici, mentre facciamo sport o mentre lavoriamo, mentre cerchiamo di piacere e di trovare amicizia e amore.
Forse non sappiamo bene cosa fare del fuoco che ci arde dentro più o meno intensamente; ce lo siamo trovato e ci chiediamo: che cosa cambierebbe di così importante per me se quel fuoco non ci fosse?
Forse a metà del cammino a qualcuno è venuto da pensare: Non potrei spegnere la torcia e camminare come tutti gli altri, senza essere così in evidenza? Non potrei tornare ad essere uno dei tanti?
Ma non si accende una lampada per nasconderla! Così San Paolo ci supplica: Non spegnete lo Spirito! Non spegnere quel desiderio di restare in amicizia con Gesù, anche se sai che a volte a messa ti troverai da solo.
Leggi tutto