Non basta vergognarsi, è necessario restituire

 

Don Davide Schiavon , direttore Caritas TarvisinaLa scorsa settimana Federica Mogherini, l’alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha affermato che “è una vergogna che l’Europa si svegli solo dopo tragedie nelle quali il mare ha inghiottito centinaia di persone, spezzandone definitivamente i sogni e la vita.

Con tutto il rispetto che nutro per le istituzioni ritengo che sia troppo poco vestire i panni della vergogna e quelli del pietismo di circostanza. Dinanzi al dramma devastante di milioni di persone che scappano dalla morte e dalla sofferenza è necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e che le diverse situazioni vengano chiamate per nome.

È una vergogna che nessuno in sede istituzionale affronti la questione relativa alle nuove …

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Un mare di morti e le nostre coscienze

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fonte: diocesi di Treviso

Riflessione del direttore dell'ufficio diocesano Migrantes, don Bruno Baratto.

"Novecento (forse). E altri novecentocinquanta dall'inizio dell'anno. Numeri di morti. Che cancellano volti storie vite": è l'inizio della riflessione che don Bruno Baratto, direttore dell'ufficio diocesano Migrantes, propone in prima pagina della Vita del popolo. Il settimanale diocesano di domenica 26 aprile, infatti, dedica la copertina ed ampio spazio all'interno alla drammatica vicenda dell'ultimo naufragio nel canale di Sicilia, che ha causato quasi 900 morti.

"Sembra che solo i numeri, lanciati a superare l'ultimo record, riescano a bucare lo schermo, la prima pagina - prosegue Baratto -. Per quanti giorni? Numeri a spanne, spesso per difetto. Meno male che il mare li inghiotte - dirà qualcuno -, risparmiando la catasta, permettendo un rapido repulisti. Chi userà questi numeri? E per farne che cosa? (qualcuno imperversando in facebook già lamenta che sono ancora troppo pochi).

Fermarli prima che partano...

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San Pio X e il legame con San Donà

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La vetrata della Chiesa parrocchiale San Pio X di San Donà di Piave
Pio X
, al secolo Giuseppe Sarto (Riese, 1835-Roma, 1914), fu l'unico Papa che percorse tutti i gradi del ministero sacerdotale: cappellano, parroco, cancelliere vescovile e canonico, vescovo, cardinale e patriarca, Papa.
In particolare San Donà di Piave lo ricorda quale Titolare dell'omonima Parrocchia sorta nel 1966 con il suo primo parroco don Lino Boni "che ha portato i pesi propri di ogni inizio con dedizione e generosità, donando a questa comunità a lui affidata, per primo e come esempio, tutto il suo grande cuore sacerdotale e pastorale" (mons. Magnani, in occasione del 30° anniversario della costituzione della parrocchia, Natale 1996).
Riportiamo di seguito i tratti essenziali della biografia di Giuseppe Sarto, Papa Pio X e la cronistoria dell'erezione della Parrocchia S. Pio X di San Donà di Piave.
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I 100 anni di don Ernesto Montagner e i 60 di Pedrinhas Paulista

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Celebrazioni per il 60° anniversario di Pedrinhas PaulistaIl 21 settembre 2012 ricorre il 60° anniversario della fondazione di Pedrinhas Paulista (Brasile).
Quanti sandonatesi si ricordano di questa storia?
Negli anni 50 molte famiglie di San Donà e di tutto il Veneto sono partite per la Lombardia e il Piemonte, e verso altri paesi Europei o l’America per cercare migliori condizioni di vita.
In Brasile hanno fondato la cittadina di Pedrinhas Paulista - (guarda dove è Pedrinhas Paulista)
Don Ernesto Montagner,  nato a Salgareda (TV) il 12 luglio 1912, fu cappellano di Passarella dal 1940 al 1952, e poi inviato come guida spirituale per quella comunità di migranti. La diocesi di Treviso lo ricorda come il primo prete diocesano a stabilirsi in Brasile.
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Don Ernesto Montagner, un sorriso tra i ricordi

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don Ernesto Montagner, cappellano a Passarella dal 1940 al 1952La testimonianza di Daniela nella Passarella del dopoguerra tra le meraviglie dell'infanzia, la scuola, il catechismo di don Ernesto Montagner: quando la fede si trasmette anche con una tazza di latte e cacao, suscitando un sorriso tra i ricordi anche duri dell'emigrazione veneta in Lombardia

di Daniela Freguia

In mezzo a tanta campagna, San Donà di Piave era il centro, il punto di riferimento più importante nella zona. Fin da quando abitavamo in località Coda di Gatto - entroterra di Eraclea - mia madre vi si recava ogni tanto in bicicletta, con qualche capo di pollame legato al manubrio, o a piedi, con una covata di pulcini, papere o anatroccoli da vendere al mercato.

Personalmente credo di avervi messo piede tre volte, con enormi aspettative. La prima con mamma che da tempo aveva promesso a noi piccoli (eravamo sette fratelli) che ci avrebbe condotti alla fiera, solo che, per eludere il pienone di visitatori della domenica, scelse di condurci il lunedì, giusto quando, baracche e baracconi, avevano smontato o già tolto le tende.

La seconda volta sono giunta fino alla stazione ferroviaria, pedalando autonomamente, affiancata dalla bicicletta di Elena, una signorina vicina di casa, che m'aveva anche prestato la bici della cuginetta di Taranto. Grazie a lei, è stato in quell'occasione che ho potuto vedere il treno, sorpresa di trovarlo tutto grigio e impolverato, quando lo immaginavo lucido e variopinto.

La terza fu in pullman con la scuola, per assistere alla rappresentazione cinematografica del film "Cenerentola".

Infatti, compiuti i sei anni, avevo preso a frequentare la scuola elementare di Passarella di Sopra. Il mio ristretto mondo s'era così allargato, pur rimanendo circoscritto in confini ben precisi.

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