I poveri e le nostre comunità cristiane: promuovere una conversione alla prossimità

Nell’incontro del 24 aprile 2018 promosso  da Caritas – Centro di Ascolto di San Donà di Piave, don Davide Schiavon, Direttore della Caritas Diocesana, ha proposto una riflessione sulla lettera pastorale “Per una Chiesa in cammino” del Vescovo G. Agostino Gardin
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I poveri e le nostre comunità cristiane, quale dinamica della prossimità?
Il tema che mi è stato affidato questa sera “I poveri e le nostre comunità cristiane, promuovere la conversione alla prossimità”, mette in luce da una parte i poveri e dall’altra la comunità cristiana, quindi i soggetti espressi nella lettera pastorale a conclusione del cammino sinodale della nostra Chiesa Diocesana.
Vorrei riflettere sulla comunità …

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Non basta vergognarsi, è necessario restituire

 

Don Davide Schiavon , direttore Caritas TarvisinaLa scorsa settimana Federica Mogherini, l’alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha affermato che “è una vergogna che l’Europa si svegli solo dopo tragedie nelle quali il mare ha inghiottito centinaia di persone, spezzandone definitivamente i sogni e la vita.

Con tutto il rispetto che nutro per le istituzioni ritengo che sia troppo poco vestire i panni della vergogna e quelli del pietismo di circostanza. Dinanzi al dramma devastante di milioni di persone che scappano dalla morte e dalla sofferenza è necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e che le diverse situazioni vengano chiamate per nome.

È una vergogna che nessuno in sede istituzionale affronti la questione relativa alle nuove …

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La via della solidarietà

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fonte: Caritas Tarvisina

di Don Davide Schiavon, direttore Caritas Tarvisina

L'umanità sta attraversando un momento molto difficile. La deriva verso i lidi agognati del benessere ha comportato lo smarrimento della rotta verso il bene, con la conseguenza che si è acuito sempre più il divario tra ricchi e poveri. E, al di là degli slogan ad effetto, ciò che impressiona di più è che, nella totale indifferenza, si consumano pagine drammatiche di storia che strappano dal cuore dell'umanità il germoglio della vita e della speranza. Credo sia più che mai opportuno levare la nostra voce di credenti per dire basta al compromesso con queste logiche di ingiustizia e di iniquità.

Ogni giorno tv e giornali ci presentano pillole di drammi umanitari di cui non siamo in grado di percepire neanche una sola minima parte. Le guerre assurde (in verità lo sono tutte) come quella in Libia ed in Siria, le atrocità e gli scempi compiuti dai militanti dell'ISIS, il dramma dei profughi, l'apocalisse della miseria e della povertà, la crisi economica che attanaglia il mondo intero hanno un prezzo altissimo: la vita. Non possiamo girarci dall'altra parte, facendo finta di niente e pensando che queste realtà non ci riguardino. È ora di smetterla di recitare il copione, mai abbandonato, di Ponzio Pilato. È il momento di assumerci la responsabilità di quello che siamo: cittadini e cristiani, uomini e donne che sono nel mondo, ma non del mondo.

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L’arte di curare i malati

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Editoriale del Direttore della Caritas diocesana

Caritasdon Davide Schiavon

Ogni giorno i nostri occhi incrociano quelli di molti fratelli sofferenti che sembrano essere risucchiati dal dolore e dall'angoscia. Lo sguardo di ogni persona cela pensieri e sofferenze che possono trovare ristoro e vera consolazione solo nel cuore di Cristo, nella sua infinita Carità. Non è importante se quegli occhi serbano il segreto intimo di una sofferenza che si incisa nella carne attraverso la fame, la guerra, la povertà, la malattia , ... L'invito è a farci prossimo verso ogni uomo, verso ogni carne ferita, ogni cuore sanguinante ...

Siamo chiamati a prenderci cura dei fratelli, a percepire nella parte più intima del nostro cuore che siamo chiamati ad esprimere e tradurre con le scelte della vita il nostro personale e prezioso I care nei confronti delle vicende dell'uomo, di ogni uomo. Siamo invitati a condividere le gioie e i dolori degli uomini e delle donne del nostro tempo. La cura più che una tecnica o una virtù tra le altre, rappresenta un'arte, un paradigma nuovo di relazione verso la natura e verso le relazioni umane, amoroso, diligente e partecipativo.

Riprendo alcune idee collegate ad atteggiamenti che devono essere presenti in chi si prende cura e a cuore chi soffre. Vediamone alcuni tra gli altri.
Compassione: la capacità di mettersi al posto dell'altro e provare le stesse emozioni. Non trasmettergli l'impressione che chi soffre è solo ed abbandonato al suo dolore.
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Basta con le logiche di esclusione. Editoriale di don Davide Schiavon

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Basta con le logiche di esclusione

Editoriale di don Davide Schiavon, direttore Caritas tarvisina

fonte: Caritas tarvisina

29 marzo 2014

In questi giorni abbiamo assistito allo sbarco di migliaia di uomini e donne che hanno attraversato prima il deserto e poi il mare alla ricerca di un futuro, di una speranza. Sono sbarcati ancora una volta sulle nostre coste, sulle nostre isole. È evidente che, se queste persone hanno deciso di partire anche quando il mare non era in buone condizioni, significa che la permanenza in certi contesti di violenza e sofferenza è divenuta impossibile. Stanno scappando dalla loro terra perché non hanno alternative, perché il minimo per la vita non è più garantito. Partono con la morte nel cuore e con la speranza di potersi rialzare, di costruire una vita diversa. Serbano nel cuore il desiderio di poter ritornare un giorno nella loro terra. Ci vengono presentati come profughi, in realtà sono nostri fratelli con i quali siamo chiamati a spezzare il pane della condivisione e del rispetto reciproco. Bussano alla nostra vita e non possiamo tenere sbarrata la porta del nostro cuore. L'accoglienza del fratello non è solo un dovere, ma è parte costitutiva del nostro dna, della nostra verità. Negare l'accoglienza all'altro significa rinnegare la nostra fede e la nostra verità, significa navigare nei bassifondi dell'ambiguità e dei compromessi. L'accoglienza del povero, della persona in difficoltà non può essere una scelta facoltativa, ma è una modalità concreta di vivere la nostra vocazione, il nostro essere chiamati ad essere seminatori di speranza, scie luminose d'amore.

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