Don Bosco tra noi, Domenica 24 novembre 2013

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L'Eucarestia delle 9.30 in Duomo con l'urna di Don Bosco (foto Luigi Basso)Dopo vari giorni di attesa, la preparazione con momenti di riflessione, di preghiera e le confessioni, finalmente l'urna con le reliquie di san Giovanni Bosco è arrivata da Chioggia a San Donà di Piave, accompagnata dal salesiano coadiutore Raffaele Penzo, in rappresentanza della comunità religiosa dell'Oratorio.
Prima dell'arrivo nella nostra città l'urna ha peregrinato (dal 2010) nei diversi continenti e in diverse regioni d'Italia, dove sono presenti case salesiane. E dopo il Triveneto ancora continuerà in Piemonte e Lombardia.
Accolta dalle campane suonate a festa, l'urna è arrivata poco prima delle 9 davanti al Duomo, "scortata" da una lunga fila di ragazzi e adulti in bicicletta, tutti con palloncini arancione, e dagli allievi del Centro di Formazione Professionale in moto.
Appena scaricata dall'apposito furgone che sta girando l'Italia, i numerosi presenti vi si sono stretti attorno ed hanno applaudito di gioia.
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Aspettando l’urna di Don Bosco: 24 novembre 2013 (4)

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La vetrata di Don Bosco del DuomoI sogni

L'urna di San Giovanni Bosco è qui! Trasportata dalla Sicilia in aereo è arrivata mercoledì 20 novembre all'aeroporto Marco Polo di Venezia, da dove viene trasportata a Mogliano V.to, Porto Viro, Chioggia e finalmente, domenica 24 novembre, a San Donà di Piave.

In preparazione all'arrivo delle reliquie in Duomo e quindi in Oratorio proponiamo un ultimo aspetto del Santo dei giovani: i suoi sogni.

Ebbe a dire don Michele Rua, primo successore di Don Bosco: "Don Bosco nei sogni, oltre lo stato delle coscienze, annunziava cose che naturalmente non si possono conoscere con i mezzi umani... tanto più mi convinco che egli era dotato dal Signore dello spirito di profezia".

Riportiamo allora uno dei suoi sogni più conosciuti, rappresentato anche in Duomo:

Il sogno del pergolato di rose (1847)


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La preghiera per la pace di cinque Pontefici

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Riportiamo il testo delle preghiere di cinque Pontefici per la pace, lette nella veglia in Piazza San Pietro sabato 7 settembre 2013

Pio XIIPio XII

Caro Gesù,
anche tu fosti un giorno bambino come noi, e ci hanno detto che amavi di avere i piccoli vicino a te.
Così noi veniamo ora, fanciulli di tutte le nazioni del mondo, ad offrirti i nostri ringraziamenti e ad elevare a te la nostra preghiera per la pace.
Tu brami di essere con noi in ogni ora e in ogni luogo; fa' dunque dei nostri cuori la tua dimora, il tuo altare e il tuo trono.
Fa' che tutti formiamo una sola famiglia, unita sotto la tua custodia e nel tuo amore.
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Omelia del Papa nella Messa a Copacabana. La prossima Gmg sarà a Cracovia nel 2016

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GMG 2013Le parole di Papa Francesco nell'Eucarestia di conclusione della XXVIII Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro, domenica 28 luglio 2013:
"Andate e fate discepoli tutti i popoli". Con queste parole Gesù si rivolge a ognuno di voi, dicendo: 'È stato bello partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, vivere la fede insieme a giovani provenienti dai quattro angoli della terra, ma ora tu devi andare e trasmettere questa esperienza agli altri'. Gesù ti chiama ad essere discepolo in missione! Oggi, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, che cosa ci dice il Signore? Tre parole: Andate, senza paura, per servire".
La prima è Andate. "In questi giorni, qui a Rio, avete potuto fare la bella esperienza di incontrare Gesù e di incontrarlo assieme, avete sentito la gioia della fede. Ma l'esperienza di questo incontro non può rimanere rinchiusa nella vostra vita o nel piccolo gruppo della parrocchia, del movimento, della vostra comunità. Sarebbe come togliere l'ossigeno a una fiamma che arde. La fede è una fiamma che si fa sempre più viva quanto più si condivide, si trasmette, perché tutti possano conoscere, amare e professare Gesù Cristo che è il Signore della vita e della storia (cfr Rm 10,9). Attenzione, però!
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Sintesi dei discorsi di papa Francesco di giovedì 25 luglio a Rio de Janeiro: favela di Varginha, Cattedrale di Rio, lungomare di Copacabana

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gmg 2013Alla favela di Varginha

Il Papa ha visitato la favela di Varginha, una ex discarica occupata nel 1940 e ha iniziato il suo discorso nel campo di calcio con una esclamazione: "È bello poter essere qui con voi! Che bello! Fin dall'inizio, nel programmare la visita in Brasile, il mio desiderio era di poter visitare tutti i rioni di questa Nazione. Avrei voluto bussare a ogni porta, dire "buongiorno", chiedere un bicchiere di acqua fresca, prendere un "cafezinho", non un bicchiere di cachaça ... parlare come ad amici di casa, ascoltare il cuore di ciascuno, dei genitori, dei figli, dei nonni... Ma il Brasile è così grande! E non è possibile bussare a tutte le porte! Allora ho scelto di venire qui, di fare visita alla vostra Comunità" che "oggi rappresenta tutti i rioni del Brasile. Che bello essere accolti con amore, con generosità, con gioia! Basta vedere come avete decorato le strade della Comunità; anche questo è un segno di affetto, nasce dal vostro cuore, dal cuore dei brasiliani, che è in festa! Grazie tante a ognuno di voi per la bella accoglienza! Ringrazio gli sposi Rangler e Joana per le calorose parole".
"Fin dal primo momento in cui ho toccato la terra brasiliana e anche qui in mezzo a noi mi sento accolto. Ed è importante saper accogliere; è ancora più bello di qualsiasi abbellimento o decorazione. Lo dico perché quando siamo generosi nell'accogliere una persona e condividiamo qualcosa con lei - un po' di cibo, un posto nella nostra casa, il nostro tempo - non solo non rimaniamo più poveri, ma ci arricchiamo. So bene che quando qualcuno che ha bisogno di mangiare bussa alla vostra porta, voi trovate sempre un modo di condividere il cibo; come dice il proverbio, si può sempre "aggiungere più acqua ai fagioli"! Si può sempre "aggiungere più acqua ai fagioli"? Sempre! E voi lo fate con amore, mostrando che la vera ricchezza non sta nelle cose, ma nel cuore!".
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Omelia di Papa Francesco nella Messa presieduta nel Santuario di Nostra Signora di Aparecida, mercoledì 24 luglio

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gmg 2013Signor Cardinale, Venerati fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio, Cari fratelli e sorelle!

Quanta gioia mi dà venire alla casa della Madre di ogni brasiliano, il Santuario di Nostra Signora di Aparecida! Il giorno dopo la mia elezione a Vescovo di Roma ho visitato la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, per affidare alla Madonna il mio ministero. Oggi ho voluto venire qui per chiedere a Maria nostra Madre il buon esito della Giornata Mondiale della Gioventù e mettere ai suoi piedi la vita del popolo latinoamericano.
Vorrei dirvi anzitutto una cosa. In questo santuario, dove sei anni fa si è tenuta la V Conferenza Generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi, è avvenuto un fatto bellissimo di cui ho potuto rendermi conto di persona: vedere come i Vescovi – che hanno lavorato sul tema dell'incontro con Cristo, il discepolato e la missione – si sentivano incoraggiati, accompagnati e, in un certo senso, ispirati dalle migliaia di pellegrini che venivano ogni giorno ad affidare la loro vita alla Madonna: quella Conferenza è stata un grande momento di Chiesa. E, in effetti, si può dire che il Documento di Aparecida sia nato proprio da questo intreccio fra i lavori dei Pastori e la fede semplice dei pellegrini, sotto la protezione materna di Maria. La Chiesa, quando cerca Cristo bussa sempre alla casa della Madre e chiede: "Mostraci Gesù". E' da Lei che si impara il vero discepolato. Ed ecco perché la Chiesa va in missione sempre sulla scia di Maria.
Oggi, guardando alla Giornata Mondiale della Gioventù che mi ha portato in Brasile, anche io vengo a bussare alla porta della casa di Maria – che ha amato ed educato Gesù – affinché aiuti tutti noi, i Pastori del Popolo di Dio, i genitori e gli educatori, a trasmettere ai nostri giovani i valori che li rendano artefici di una Nazione e di un mondo più giusti, solidali e fraterni. Per questo, vorrei richiamare tre semplici atteggiamenti, tre semplici atteggiamenti: mantenere la speranza, lasciarsi sorprendere da Dio, e vivere nella gioia.
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Il Papa al Santuario Nostra Signora di Aparecida all’apertura della XXVIII GMG

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Santuario di Nostra Signora AparecidaPapa Francesco giunge oggi 22 luglio 2013 a Rio de Janeiro in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù. Mercoledì sarà al santuario di Nostra Signora di Aparecida (tra la città di San Paolo e Rio de J.), patrona del Brasile, dopo le visite di Giovanni Paolo II (1980) e Benedetto XVI (2007). Il santuario – il secondo più visitato al mondo dopo quello di Lourdes – in un solo mese è capace di accogliere un milione di pellegrini.
La Vergine Aparecida (Apparsa), sotto il nome di Immacolata Concezione, divenne patrona della città di San Paolo in seguito ad un episodio risalente al XVIII secolo, quando alcuni pescatori, gettando le reti nel fiume Paraiba, portarono in superfice una statua decapitata della Vergine Nera (come il colore di chi era stato costretto in schiavitù) e in un secondo momento la testa.
La devozione alla Vergine Immacolata Concezione "Aparecida" con il passare degli anni divenne sempre più grande, tanto da suggerire nel 1737 la costruzione di una cappella per accogliere i numerosi fedeli che iniziavano a provenire da ogni parte del mondo.
Fu Papa Pio XI, il 16 giugno del 1930, a dichiarare Nostra Signora Aparecida patrona del Brasile, mentre nel 1946 iniziarono i lavori di costruzione dell'attuale Basilica, consacrata il 4 luglio del 1980 da Giovanni Paolo II, il quale ricordò nella prima storica visita: "Che cosa cercavano gli antichi pellegrini? Che cosa cercano i pellegrini di oggi? Proprio quello che cercavano nel giorno, più o meno remoto, del battesimo: la fede e i mezzi per alimentarla. Cercano i sacramenti della Chiesa, soprattutto la riconciliazione con Dio e l'alimento eucaristico. E ripartono fortificati e riconoscenti alla Signora, Madre di Dio e nostra".
Nel famoso Santuario sono ancora conservate due rose d'oro: una dono di Paolo VI (inviata nel 1967 per commemorare il 250° anniversario del rinvenimento dell'immagine) e una di Benedetto XVI (personalmente offerta durante la visita del 2007).

La V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi
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Ero presente all’ultima udienza del papa

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Udienza Benedetto XVI "Da mesi avevo programmato un paio di giorni a Roma inclusa udienza del mercoledì in sala Nervi. Mai avrei potuto prevedere che avrei partecipato all'ultima udienza di Benedetto XVI e che avrei pertanto vissuto un pagina di Storia.

L'arrivo in S.Pietro è stato di buon mattino in una bellissima giornata di sole che da sola apriva l'animo al bello - la folla era già enorme ma ben disciplinata - l'organizzazione ottima e così ben prima delle ore 8 ero già seduta nel primo settore dedicato ai fedeli. Sui palazzi circostanti la piazza erano già installate telecamere, macchine fotografiche, obiettivi in numero significativo e ogni tanto un elicottero sorvolava la piazza.

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Papa Benedetto XVI: “il Concilio Vaticano II, come io l’ho visto”

< !DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN" "https://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-transitional.dtd"> Dall'incontro con i Parroci e il Clero della Diocesi di Roma - Discorso del Santo Padre Benedetto XVI - Aula Paolo VI Giovedì, 14 febbraio 2013

Benedetto XVI

il video del discorso da Radio Vaticana

Eminenza,
cari fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio!

 
(...) Per oggi, secondo le condizioni della mia età, non ho potuto preparare un grande, vero discorso, come ci si potrebbe aspettare; ma piuttosto penso ad una piccola chiacchierata sul Concilio Vaticano II, come io l'ho visto. Comincio con un aneddoto: io ero stato nominato nel '59 professore all'Università di Bonn, dove studiano gli studenti, i seminaristi della diocesi di Colonia e di altre diocesi circostanti. Così, sono venuto in contatto con il Cardinale di Colonia, il Cardinale Frings. Il Cardinale Siri, di Genova – mi sembra nel '61 - aveva organizzato una serie di conferenze di diversi Cardinali europei sul Concilio, e aveva invitato anche l'Arcivescovo di Colonia a tenere una delle conferenze, con il titolo: Il Concilio e il mondo del pensiero moderno.

Il Cardinale mi ha invitato – il più giovane dei professori – a scrivergli un progetto; il progetto gli è piaciuto e ha proposto alla gente, a Genova, il testo come io l'avevo scritto. Poco dopo, Papa Giovanni lo invita ad andare da lui e il Cardinale era pieno di timore di avere forse detto qualcosa di non corretto, di falso, e di venire citato per un rimprovero, forse anche per togliergli la porpora. Sì, quando il suo segretario lo ha vestito per l'udienza, il Cardinale ha detto: "Forse adesso porto per l'ultima volta questo abito". Poi è entrato, Papa Giovanni gli va incontro, lo abbraccia, e dice: "Grazie, Eminenza, lei ha detto le cose che io volevo dire, ma non avevo trovato le parole". Così, il Cardinale sapeva di essere sulla strada giusta e mi ha invitato ad andare con lui al Concilio, prima come suo esperto personale; poi, nel corso del primo periodo - mi pare nel novembre '62 – sono stato nominato anche perito ufficiale del Concilio.

Allora, noi siamo andati al Concilio non solo con gioia, ma con entusiasmo. C'era un'aspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse, che venisse veramente una nuova Pentecoste, una nuova era della Chiesa, perché la Chiesa era ancora abbastanza robusta in quel tempo, la prassi domenicale ancora buona, le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa erano già un po' ridotte, ma ancora sufficienti. Tuttavia, si sentiva che la Chiesa non andava avanti, si riduceva, che sembrava piuttosto una realtà del passato e non la portatrice del futuro.

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Il Papa ha rinunciato a fare il vescovo di Roma e il papa

Papa Benedetto XVISorpresa. Stupore…

Non per tutti è immediato realizzare che dopo il Concilio Vaticano II la rinuncia del papa è possibile. E’ prevista da una regola del Diritto Canonico pubblicato dopo il concilio nel 1983 (can.332,2). Tuttavia ci si interroga sui motivi, sui perché.

Il papa dice che è a causa della debolezza dell’avanzata età, e perché il bene della chiesa richiede una guida più giovane e robusta. Questo si era capito anche durante gli ultimi anni di papa Woytila. Riflettendo …

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Mistica – mistici

< !DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Transitional//EN" "https://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-transitional.dtd"> 15 febbraio 2013

Don Divo BarsottiIn questi giorni la decisione di Papa Benedetto XVI ci induce a dedurre: Papa Benedetto XVIè il mistico che si fa monaco, la sua decisione parla.

Il 15 febbraio 2006 moriva il mistico del novecento, così dichiarato dagli studiosi, padre don Divo Barsotti, fondatore della Comunità dei Figli di Dio.

Due mistici: Benedetto XVI e don Divo Barsotti, la parte più profonda della struttura intrinseca dell'uomo che non si può sottacere, omettere, alfine di non cadere nel nulla della propria esistenza.

I due mistici sono entrati nella mistica vera: ascolto della propria profondità.

Sotterrarla, la mistica, è impossibile, continuamente scuote, perché è Persona, Dio Unico che ama la creatura da Lui creata a Sua Somiglianza, dotata di intelligenza, di capacità di discernere e di volontà.

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