L’omelia del Vescovo Gardin alle esequie di don Francesco Santon

Omelia nel funerale di don Francesco Santon
Chiesa arcipretale di San Dona di Piave, 3 aprile 2018
Carissimi fratelli e sorelle,
noi affidiamo al Padre la persona e la vita del nostro caro don Francesco, mentre le nostre chiese risuonano ancora del solenne annuncio pasquale. Anzi, l’intera settimana che segue la Pasqua – l’Ottava di Pasqua, come si usa dire – è vissuta dalla Liturgia come un unico grande giorno nel quale si canta la risurrezione di Cristo. Si potrebbe …

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11 marzo 2018: un anniversario legato al nostro Duomo

Duomo San DonàNella quarta domenica di Quaresima di 95 anni fa (1923) – 11 marzo come in questo 2018 – i fedeli entrarono per la prima volta nel nuovo Duomo appena terminato.
La prima chiesa di San Donà era ancora spoglia e priva dei numerosi manufatti ed opere attualmente presenti.
Mancavano ad esempio le dodici vetrate artistiche, le varie pale d’altare, i quadri della Via Crucis (anche se la sesta Stazione, di Rava è di quell’anno) e persino l’altare maggiore, che sarebbe …

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Libro-guida sul Duomo di San Donà di Piave

Il Duomo di San Donà di PiaveCon l’occasione dell’apertura della Porta Santa della Misericordia nel Duomo di San Donà, lo scorso anno giubilare 2016, è nata l’idea di proporre una semplice guida con le principali nozioni storiche, artistiche e architettoniche della chiesa “matrice” di San Donà, eretta ad arcipretale nel 1778. Ci sono spesso, infatti, persone che fanno richiesta di tali informazioni, che sono ora riassunte e disponibili in questo libro-guida.

 

Il libro è organizzato in modo da offrire al lettore un diverso e progressivo grado di approfondimento: un quadro cronologico iniziale con le date dei principali interventi sul Duomo e campanile, il testo organizzato in più capitoli, l’appendice, la piantina schematica e riassuntiva.

Partendo da un breve quadro storico sulle origini della parrocchia, inizia progressivamente la descrizione della chiesa, dall’esterno all’interno.
Un apposito capitolo su curiosità legate sia al Duomo che al campanile approfondisce alcuni temi introdotti precedentemente.

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La festa della “Madonna del Colera” compie 160 anni, il Duomo 90

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Inno della promessa e del voto della popolazione di San Donà contro le insidie della guerra, rinnovato nel settembre 1944La festa votiva della "Madonna del Colera" del 2015 coincide con alcuni anniversari.
Innanzitutto si ricordano i 160 anni della sua istituzione, che risale infatti al 1855, anche se la prima venne celebrata solennemente nel 1856.

In quell'anno di metà secolo ci fu a San Donà un'ennesima e violenta epidemia di colera che, tra giugno e settembre colpì 145 abitanti, molti dei quali già indeboliti dalla pellagra e malaria.
La cessazione improvvisa dell'epidemia, il 24 settembre 1855, dopo l'affidamento alla Vergine Maria, fu accolta da tutti come un suo miracolo.

La Vergine da allora viene festeggiata nella festa votiva della "Madonna del Colera", istituita dal parroco mons. Giuseppe Biscaro (a San Donà dal 1853 al 1881).
Maria viene perciò venerata come donatrice di Grazie e, in particolare, per quella della liberazione dal colera.
 
La consacrazione del Duomo

Mons. Luigi Saretta (parroco tra il 1915 e il 1961) voleva che questa principale festa della Vergine a San Donà fosse celebrata con solennità.
In particolare, quella del 1925 coincise con la consacrazione del nuovo Duomo, ricostruito sulle macerie del precedente edificio sacro.
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San Giuseppe, patrono della Chiesa

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 San Giuseppe morente tra Gesù e Maria (D. Corompai, 1927)Il 19 marzo è la solennità di San Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria, patrono della Chiesa.
"Egli viene solitamente rappresentato vecchio, o comunque attempato, accanto alla giovane Maria Vergine. Ma egli è lo sposo vero e non già fittizio della Madonna.
Come concreto custode del Redentore nei primi anni di vita, e come suo educatore negli anni in cui il Fanciullo cresceva in età, in esperienza e nella conoscenza delle varie realtà (del lavoro, per esempio), Giuseppe ebbe un ruolo decisivo, ma nascosto, nella storia della salvezza.
Di lui i Vangeli non riportano nemmeno una parola: è stato perciò definito «dottore del silenzio». Coinvolto da Dio in maniera strettissima nella vicenda dell'Incarnazione, non la subisce, bensì la assimila e asseconda.
Santa Teresa d'Avila ne rilanciò la devozione, sicura che egli può tutto in Cielo presso Gesù che gli obbedì qui in terra." (A. M. Sicari)
C'è un riferimento storico indiretto che lega in qualche modo la Festa a San Giuseppe con San Donà.
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La Festa della Madonna del Rosario, la fiera di San Donà

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Fiera del RosarioVetrata della Madonna del Rosario, DuomoIl prossimo anno saranno trascorsi due secoli da quando la tradizionale "Fiera del Rosario" di San Donà fu ufficialmente spostata al lunedì successivo alla Festa della Madonna del Rosario. Così infatti veniva riportato in un manifesto del 4 settembre 1814 firmato dal podestà Augustini: "La Fiera che annualmente ricorre in questa Comune il giorno della Madonna del Santissimo Rosario, che è la prima Domenica del mese di ottobre, viene trasferita al Lunedì susseguente, e durerà per tre giorni..."
In quegli inizi del XIX secolo la festa patronale dell'unica parrocchia di San Donà si celebrava ancora al 15 di agosto, giorno dell'Assunta o della Beata Vergine delle Grazie. Infatti, l'attuale festa votiva del 24 settembre fu sancita solo a partire dal 1855, in seguito all'intercessione di Maria per liberare la popolazione dal morbo del colera.
A San Donà è rimasto festivo il giorno civilmente dedicato alla tradizionale Fiera regionale, ossia il lunedì successivo alla prima domenica di ottobre, che può anche cadere prima della Festa liturgica. Quest'anno 2013 il 7 ottobre, Festa della Madonna del Rosario, cade proprio di lunedì.
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San Donato: patrono della parrocchia e della città

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Vetrata di San Donato e San Tiziano
Il 7 agosto si festeggia San Donato, vescovo martire di Arezzo del IV sec., eretto patrono di San Donà di Piave, cui dà il nome, e compatrono – assieme alla Beata Vergine delle Grazie - della Parrocchia del Duomo.
San Donato fu un grande taumaturgo. Si racconta che da molto tempo non cadeva la pioggia e le campagne erano riarse e i raccolti in pericolo. I sacerdoti pagani incolparono di ciò Donato, perché secondo loro gli dei si sarebbero offesi e adirati per la sua predicazione, decidendo così di non mandare più la pioggia.
Chiamato in giudizio, per dimostrare quanto gli dei pagani fossero falsi, Donato invocò la pioggia, che improvvisamente cadde abbondante su giudici ed accusatori, lasciando però completamente asciutto il santo...

Il territorio di San Donà di Piave poteva contare su una sua identità propria già dal VII secolo d.C. In quel periodo era già vivo il culto a San Donato martire, che qualcuno (Plateo e Agnoletti) voleva fosse il vescovo dell'Epiro ma che, in via definitiva, un documento di curia stabilì essere stato il vescovo di Arezzo.
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Santa Caterina da Siena nelle vetrate del Duomo

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Vetrata di san Francesco e santa CaterinaCaterina nacque a Siena nel 1347, venticinquesima figlia di Lapa e Jacopo Benincasa, tintore senese. Vetrata santa Caterina, particolare
Nell'infanzia ebbe la visione di Cristo sorridente, dal cui cuore usciva un raggio luminoso che feriva l'anima della bambina, tanto che ella desiderò "fidanzarsi" col suo Gesù già a sette anni. Dopo molte sofferenze, riuscì a vestire l'abito delle Terziarie Domenicane, le Mantellate. Si dedicò alle opere di misericordia negli ospedali e nei lebbrosari, vivendo di preghiera, digiuni e penitenze.
Attorno a lei si raccolse una compagnia di seguaci ed ammiratori (nobili e popolani, preti e religiosi), che la riconoscevano come madre spirituale. Si riunivano per ricercare assieme la perfezione e per riflettere sui drammi che sconvolgevano la Chiesa del tempo, ma anche per dedicarsi allo studio della Commedia di Dante e dei trattati teologici di San Tommaso.
Caterina cominciò ad inviare lettere ai prelati, magistrati, regnanti ed al popolo, per esortare la pacificazione e la riforma dei costumi. Scrisse anche al Papa, da lei chiamato "dolce Cristo in terra", senza tuttavia rinunciare a rivolgergli i più duri rimproveri (erano i tempi della "cattività avignonese"), convincendo Gregorio XI a ritornare a Roma. In seguito allo scisma che lacerò la Chiesa d'Occidente, Caterina s'impegnò per la difesa ed il riconoscimento del vero Papa.
Morì a 33 anni. Disse: "L'unica causa della mia morte è il mio ardente amore per la Chiesa, che mi consuma". Negli ultimi tempi sembrava che non si nutrisse d'altro che d'Eucarestia.
Nel 1939 fu dichiarata patrona d'Italia da Pio XII e nel 1999 patrona d'Europa da Giovanni Paolo II.

La vetrata del Duomo

Ad un anno dalla proclamazione di Caterina quale patrona d'Italia, fu installata nel Duomo la vetrata che la ritrae assieme a San Francesco.
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San Vincenzo Ferrer, nella pala del Cherubini nel Duomo

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Pala d'altare nel Duomo di San Donà di Piave: San Vincenzo FerreriVincenzo Ferrer nacque a Valenza (Spagna) nel 1350. Ammesso a far parte dei Frati Predicatori, insegnò teologia.
Vincenzo si trovò a vivere al tempo del grande scisma d'Occidente, quando i papi erano due e poi tre. Ancora giovane domenicano, era stato notato da Pietro de Luna, legato del papa avignonese. Seguendo da vicino il cardinale, si rese però conto che la Chiesa aveva più che mai bisogno del ripristino dell'unità e della riforma morale. Incominciò allora la sua attività di predicazione.
Nel 1394 il suo protettore, il cardinale de Luna, divenuto papa con il nome di Benedetto XIII, lo nominò suo confessore, cappellano domestico, penitenziere apostolico. Egli intensificò la sua attività ma nel 1398 si ammalò ed ebbe una visione nella quale gli apparve il Salvatore accompagnato da san Domenico e san Francesco. Il Signore toccò la guancia del malato e gli ordinò di mettersi in viaggio e conquistare molte anime. Vincenzo lasciò così Avignone ed intraprese vere e proprie campagne di predicazione in Spagna, Svizzera e Francia, in cui parlava dell'Anticristo e del giudizio finale. Contribuì così in modo decisivo alla fine dello scisma e al miglioramento dei costumi.
Andò camminando e predicando per una ventina d'anni. Morì a Vannes (Francia) nel 1419 e fu canonizzato nel 1458 da papa Callisto III, suo compatriota (fonte: Domenico Agasso in https://www.santiebeati.it; Famiglia Cristiana)

San Vincenzo è ritratto in una pala d'altare del Duomo di San Donà di Piave.
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La vetrata del duomo: Cristo è risorto!

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Vetrata: Cristo risorto"Le disse Gesù: Donna perché piangi? Chi cerchi? Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai portato e io andrò a prenderlo. Gesù le disse: Maria! Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: Rabbuni!, che significa: Maestro!" (Gv. 20, 15-16)

"La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi." (Gv. 20, 19-21)

Cinquanta giorni dopo la Pasqua, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, Pietro, rivolgendosi alla folla a Gerusalemme, proferì queste parole: "Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete - dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso.

Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Questo Gesù Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni" (At. 2, 22-24; 32).

La vetrata del Duomo

La vetrata del Duomo raffigurante il Cristo risorto è in posizione centrale nella cappella del Sacro Cuore. Leggi tutto

La vetrata del Duomo: Gesù nell’Orto degli Ulivi

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Gesù nell'Orto degli Ulivi
Nella prima vetrata della cappella del Santissimo in Duomo è raffigurato Gesù nell'Orto degli Ulivi a Gerusalemme, secondo la descrizione nel Vangelo di Luca:
"Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e inginocchiatosi, pregava: Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà. Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo.

In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza" (Lc. 22, 41-45).
Si sta avvicinando l'ora in cui il Figlio dell'uomo verrà consegnato ai peccatori. Di lì a poche ore, a Gesù che si trova con i suoi nel Getsemani a pregare, spetterà il supplizio degli schiavi, la croce.
 
La sofferenza di Cristo nel Getsemani è aspra e amara, come mai descritta prima nel Vangelo. Lui, che è stato di conforto e sostegno a molti, ora ha bisogno dell'aiuto dei suoi: "La mia anima è triste sino alla morte. Restate qui e vegliate con me". Questo dolore morale porta al limite di sopportazione fisica il suo corpo perfetto.
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